
«Il momento generale, lo ammetto, è difficile, ma sono certo che questa sarà l'edizione di Miart più gagliarda da quando sono direttore artistico». Parola del curatore Nicola Ricciardi che oggi, al suo quinto mandato, inaugura la 29esima edizione della fiera milanese dedicata al collezionismo d'arte che si chiude domenica. Tante le novità di quest'anno, a prescindere dalle 179 gallerie suddivise in tre sezioni, l'ultima delle quali, ribattezzata Portal, rappresenta una mostra nella fiera, secondo il concetto dell'inglesismo among, che in questo caso sta per collaborazione: «Sì, è un'idea coordinata da Alessio Antonioli dice Ricciardi quella di esporre dieci storie in dieci gallerie selezionate in cui raccontare un artista alla volta». Il concetto di collaborazione sta anche alla base delle numerose liaisons con la città, dal Museo del Novecento alle Gallerie d'Italia, e proprio il tandem con la grande collezione del Gruppo Intesa Sanpaolo ha permesso di mettere a segno la grande operazione museale nel segno di Robert Rauschenberg, il maestro del new dada di cui si festeggia il centenario.
La cosiddetta art week con il suo denso programma di mostre ed eventi in città stavolta ha un senso che va oltre quello della «festa» e del «modello Milano». Lo chiarisce molto bene Ricciardi: «Il ricco palinsesto è un'attrattiva fondamentale che ci ha permesso di attirare a Miart gallerie e collezionisti stranieri di qualità in cui si può acquistare con tassazioni decisamente più basse. «Le gallerie straniere continua Ricciardi hanno sempre rappresentato il 40 per cento del totale, ma quest'anno la differenza la fa proprio la qualità, ovvero espositori che potremmo trovare tranquillamente nel corridoio centrale di Art Basel». Qualche esempio? Galerie Buchholz di Colonia, Andrew Kreps di New York, Lelong di Parigi, Richard Saltoun di Londra. Per quanto riguarda le gallerie italiane, anche quest'anno è rappresentato il top: da Raffaella Cortese a Galleria Continua, da Lia Rumma a Robilant+Voena, da Massimo Minini a Massimodecarlo, alcune appena rientrate (soddisfatte) dalla grande fiera di Hong Kong.
Contemporaneo in primis? «Non proprio dice Ricciardi perché l'obbiettivo della fiera dev'essere anche quello di educare un target di collezionisti che si avvicini anche al moderno. E così quest'anno è nato il progetto Timescape interamente focalizzato al primo 900 che espone alcune vere e proprie chicche di livello museale, come un disegno di Schiele del 1912, uno di Balla del 1915 e uno di Casorati del '17».
Il momento storico è difficile e certo non invoglia i collezionisti, ma Ricciardi esprime ottimismo: «Iniziai il mio mandato in un momento ben peggiore, quello del lockdown in cui erano in molti a ritenere finita la stagione delle fiere in presenza; quest'anno invece, per fortuna e con merito, siamo tornati ai livelli del 2019».
A proposito di mostre nella fiera, i collezionisti raffinati non si perderanno l'esposizione dell'artista franco-svizzero Julien Charrière le cui opere realizzate
per la collezione d'arte di Ruinart faranno eco alla grande installazione che prenderà vita a partire da giugno presso il civico 4 di Rue Descrayeres, l'indirizzo emblematico della celebre Maison nella regione Champagne.
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