Lo studio Consob: Esg popolari tra gli investitori, ma i fondi sono ancora pochi

Secondo Consob la quota di investitori che si dichiara disposta a considerare strumenti finanziari con caratteristiche di sostenibilità è passata dal 60% nel 2019 al 74% circa nel 2021

Lo studio Consob: Esg popolari tra gli investitori, ma i fondi sono ancora pochi

Dall'analisi Consob sulla finanza sostenibile italiana recentemente pubblicata emergono interessanti dati. Nel nostro Paese sta gradualmente crescendo l'interesse degli investitori che si rivolgono a prodotti sostenibili e, parallelamente, anche il livello di conoscenza di questi strumenti finanziari migliora. Ma restano ancora passi avanti da fare.

Certo, nel recente report fatto dall'autorità di vigilanza sui mercati intervistando privati e investitori istituzionali emerge che la quota di investitori che si dichiara disposta a considerare strumenti finanziari con caratteristiche di sostenibilità è passata dal 60% nel 2019 al 74% circa nel 2021. Il dato di chi possiede effettivamente prodotti di questo tipo resta decisamente più basso ma in ascesa, essendo cresciuto lievemente tra gli investitori assistiti (7% nel 2019 e 11% nel 2021) e, soprattutto, tra gli investitori informati (rispettivamente, 13% e 15% negli stessi periodi).

La quota di fondi inseriti nel mercato Esg resta piccola, in ogni caso. La Banca d'Italia la quantifica nel 17% del risparmio investito in fondi, 116 miliardi di euro, per circa il 60% in azioni estere e per il 15% circa in obbligazioni estere. La Consob negli investimenti sostenibili, nella sua indagine, rileva una propensione di attenzione unita a cautela, dato che comunque l'attrazione degli italiani agli Esg appare condizionata alle prospettive di redditività che devono risultare "almeno in linea con quella di opzioni di investimento alternative tradizionali" per una quota di campione cresciuta dal 38% del 2019 al 57% del 2021. E questo è un segno sicuramente interessante, dato che come ha dichiarato a ilGiornale.it Francesco Bicciato, Direttore Generale del Forum per la Finanza Sostenibile, la redditività è una gamba fondamentale su cui la finanza sostenibile deve reggersi.

L'attenzione degli investitori operanti su prodotti sostenibili è quella di chi ha una moderata cultura finanziaria, superiore alla media nazionale. E questo si rileva anche guardando al dato demografico sull'investitore-tipo. In particolare, nota la Consob, l'interesse per i prodotti a strutturazione Esg segue la tendenza ad essere meno frequente tra gli investitori più anziani abituati ad altri tempi e altri rendimenti su mercati come quello obbligazionario dei titoli pubblici. Dalle ricerche svolte, invece, una associazione positiva e una reattività maggiore emergono per la fascia di età compresa tra 25 e 45 anni.

Fanno storia a sé, e ce lo raccontano i dati di stretta cronaca, i grandi attori finanziari. Unicredit la scorsa settimana ha emesso un green bond da 1 miliardo di euro rivolto fondi e assicurazioni (75%), banche e private banks (13%), hedge funds (6%), enti sovranazionali (6%) ricevendo richieste eccedenti del 160%; Bpm e Bper ne hanno collocati due da 500 milioni e Mediolanum uno da 300 milioni, riscuotendo successi analoghi. Delle fondazioni bancarie abbiamo già detto su queste colonne: sono un pilastro della raccolta e dell'investimento Esg-oriented in Italia.

Oggi la finanza sembra essere divisa su due piani, sul fronte Esg italiano: esiste la consapevolezza, servono prodotti retail a misura d'uomo. Un'idea potrebbe essere un Btp Italia a sottostante "green" finalizzato a investimenti in transizione energetica così da aumentare la convergenza tra prodotti tradizionali e nuove frontiere. La Consob e la Banca d'Italia da tempo rilevano la fame di investimenti sostenibili in Italia e la crescita della cultura in materia. Ma come ha riconosciuto di recente ai margini del B20 di Bali il presidente di Enel Michele Crisostomo la finanza Esg "deve evolversi non solo nella direzione della finanza di progetto, con il green bond classico, ma deve comprendere, anche con il traino delle banche di sviluppo, strumenti che siano collegati a criteri Esg e quindi legati a specifici target di sostenibilità".

Oggi la transizione energetica, "se fatta con intelligenza, considerando gli impatti sociali e guardando a come si costruiscono le supply chain che sostengono la transizione stessa" può essere un punto di partenza, attorno a cui ragionare a trecentosessanta gradi mobilitando la finanza per lo sviluppo a tutto campo del sistema-Italia. Anche grazie al valore aggiunto del risparmio.

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