Del Bosque ci teme: "È sfida alla pari"

Il ct è scaramantico: 10 presenze di Negredo, 10 vittorie In panchina Torres, sempre meno "niño" e non più "de oro"

Del Bosque ci teme: "È sfida alla pari"

Si affiderà alla cabala Vicente Del Bosque nella sfida di questa sera contro gli azzurri. Il tecnico iberico non ha ancora le idee chiarissime sulla formazione ma ostenta sicurezza: «Non ho dubbi. Tutti potrebbero averne quando ci sono 23 grandi giocatori che potrebbero giocare tutti. I giocatori ancora non conoscono la formazione. La sapranno in mattinata». Con ogni probabilità ha però scelto chi sarà l’attaccante per l’assalto all’Europa. La maglia da titolare è stata assegnata al 26enne Alvaro Negredo, se non altro perché nelle dieci apparizioni con le Furie Rosse ha ottenuto altrettante vittorie. Il figlio di un taxista di Madrid, cresciuto nel mito di Batistuta e scaricato dal Real, si è ricostruito una verginità sportiva a Siviglia, dove nella stagione appena conclusa è andato a segno 14 volte, non facendo rimpiangere un totem come il maliano Kanoute. Ha soffiato la convocazione a Roberto Soldado del Valencia, altro tiratore scelto della Liga, e soprattutto un posto in squadra a Fernando Llorente, disastroso nel finale di stagione sia nella Coppa del Re che in Europa League.
L’assenza di David Villa (fratturatosi ormai sei mesi fa) pesa come un macigno. Per queste ragioni Del Bosque sembra orientato a un solo attaccante di ruolo, appunto Negredo, assistito da due mezze punte che saranno l’intoccabile Iniesta e David Silva (che avrebbe vinto il ballottaggio con Mata), protagonista in Inghilterra nel Manchester City scudettato di Mancini. Per Silva sarà anche derby con il compagno di club Balotelli: «Sarebbe una follia sottovalutarlo. Ha i numeri per risolvere la partita in qualsiasi momento. Lo conosco bene, potrebbe essere la rivelazione del torneo». Si accomoderà invece in panchina Fernando Torres, sempre meno niño, e soprattutto sempre meno d’oro. Il gol per l’ariete del Chelsea sta diventando un oggetto misterioso. Una cronicità che in nazionale ormai va avanti fin dai tempi dei mondiali sudafricani, quando era già stato messo in discussione. Nei sondaggi pubblicati in questi giorni da quasi tutti i quotidiani iberici i tifosi vanno controcorrente e invocano per Torres una maglia nell’undici titolare. Del Bosque invece va dritto per la sua strada, a meno di clamorosi ripensamenti dell’ultima ora.
Praticamente costruita la difesa: davanti a Casillas ci saranno Arbeloa a destra, Sergio Ramos, che trasloca in mezzo per sopperire all’assenza di Puyol, e Pique centrali, e l’emergente Jordi Alba nell’impegnativa eredità di Capdevila sull’out opposto. In mezzo al campo ecco il trivote, tanto in voga nella Liga, con Xavi, Busquets e Xabi Alonso. Proprio l’incontrista del Real Madrid si è concesso ai microfoni dei cronisti spiegando che «quella con l’Italia pur essendo la gara di esordio sarà una partita chiave. Per noi come per loro. Se potessi togliere un giocatore a Prandelli sceglierei Pirlo. Giochiamo nella stessa posizione, probabilmente ci scontreremo in campo, ma è quello che più ammiro e che ha influenzato la mia carriera».
Il capitano Iker Casillas chiede ai suoi compagni di «non pensare al passato. Partiamo da zero, alla pari con tutti». E non dimentica la situazione generale: «Il Paese è alle prese con una crisi brutale, la Spagna fatica a rialzare la testa. Il calcio è una via di fuga per tutti gli spagnoli ma non sentiamo una pressione maggiore per questo: non tutto ricade sulle nostre spalle». Insomma, non spetta alla Seleccion il compito morale di risollevare il Paese.
Mentre Iniesta mette a tacere quei detrattori che dubitano della sua tenuta atletica: «Mi sento splendidamente. Pronto per questa nuova avventura». Anche se in realtà è il giocatore, insieme a Xavi, che maggiormente preoccupa Del Bosque. Il tecnico non nasconde le sue perplessità: «Trovatemi qualcuno che non li abbia. Sono un essere umano, non un robot.

Ho in mente quasi tutta la formazione, ma ai ragazzi la comunicherò soltanto all’ultimo momento. Voglio che rimangano un po’ sulla corda». Sull’Italia aggiunge: «È una squadra rinnovata, ma è sempre l’Italia. Prandelli ha fatto un ottimo lavoro».

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