"Il video dello stupro di Palermo venduto in rete": l'ultimo sospetto degli inquirenti

"Mando le immagini a chi devo e poi le cancello", le parole di uno degli indagati. Gli inquirenti ora vogliono approfondire se il filmato sia stato messo in rete per denaro. Negli audio si sentono dialoghi pieni di volgarità

"Il video dello stupro di Palermo venduto in rete": l'ultimo sospetto degli inquirenti
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Nuovi elementi stanno emergendo dalle indagini portate avanti dagli inquirenti per ricostruire la vicenda dello stupro di gruppo a Palermo. Tutto sembra ruotare intorno alla figura di Angelo Floris, il leader del gruppo che, lo scorso 7 luglio, ha violentato ripetutamente una ragazza di 19 anni. A suscitare la curiosità degli investigatori sono i video che riprendono gli abusi. Floris, dopo l’accaduto, ha cominciato a inviare messaggi a un amico nei quali si mostrava preoccupato. “Li sto eliminando tutti, li sto mandando solo a chi li dovevo mandare e poi li cancello”, ha scritto in risposta al coetaneo che gli chiedeva se avesse paura che le forze dell’ordine scoprissero lo stupro.

L’indagine

La frase “li sto mandando solo a chi li dovevo mandare e poi li cancello” ha fatto drizzare le antenne agli inquirenti che adesso vogliono capire a cosa o a chi di riferisse Floris. L’imputato, fino in manette insieme ai suoi compagni, che interesse poteva avere a diffondere immagini compromettenti? Ed è proprio su questo punto che nasce la curiosità degli investigatori. Il ragazzo voleva solo vantarsi delle sue gesta o ci sarebbe dell’altro? Il sospetto è che i video potessero essere indirizzate alla rete internet dietro un compenso economico. In pratica, i filmati della violenza sessuale sarebbero stati in vendita. I carabinieri dal suo telefonino ne hanno trovato uno. Probabilmente Floris si era dimenticato di eliminarlo, oppure era sicuro che non ci fossero indagini sul suo conto.

La violenza

In quelle immagini, comunque, c’è il film di cosa è accaduto venti giorni fa. Come riporta il Corriere della Sera, si vede abbordare la ragazza, che viene fatta ubriacare, e si sentono i dialoghi tra i giovani farciti di volgarità e di frase fatte, scimmiottate dalla serie Tv di successo “Mare fuori” che racconta la storia di alcuni giovani carcerati. Tra i ragazzi si scorge anche Samuele La Grassa. Tra gli aggressori è quello meno violento, sembra guardare a distanza quello che accade, ma proprio lui è stato intercettato dagli inquirenti mentre parlava con un suo coetaneo del branco dopo l’arresto di Floris.

L’intercettazione telefonica

“Ma poi me lo scrivi su WhatsApp dove l’hai messo il telefono?”, ha chiesto La Grassa, ricevendo dall’amico una risposta criptica: “Era sotto, era in un magazzino in un

punto sotto terra. Io te l’ho detto, devi avere sempre qualcosa nascosta”. I carabinieri sono alla ricerca del cellulare che potrebbe fornire ulteriori elementi all’indagine che è solo all’inizio.

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