Prete diventa papà: obbligato a riconoscere la figlia e a versare gli alimenti

Un sacerdote è stato condannato dal tribunale di Verona a riconoscere la figlia che ebbe da una relazione clandestina nel 2017. E dovrà versare 10mila euro alla madre della bimba, parte dei quali come arretrati per il mantenimento

Prete diventa papà: obbligato a riconoscere la figlia e a versare gli alimenti

Dovrà riconoscere la figlia nata ormai sei anni fa, da una relazione clandestina. E poi, dovrà saldare il conto degli alimenti rimasti in arretrato, ammontante ad alcune migliaia di euro. Una vicenda sicuramente curiosa, quella che arriva dal Veneto. Perché a doversi attenere alla sentenza pronunciata proprio nelle scorse ore dalla sezione civile del tribunale di Verona è un parroco veronese di 47 anni, che vestiva già l'abito talare all'epoca dei fatti che gli sono stati contestati. Stando a quanto riportato dalle cronache locali, tutto sarebbe iniziato nel 2015, quando il prete (che officiava allora nella chiesa di un Comune della provincia scaligera, sul lago di Garda) conobbe una cittadina straniera con la quale intrecciò un rapporto sentimentale andato avanti per qualche anno.

E nel 2017 nacque la bimba: secondo le ricostruzioni l'uomo non avrebbe mai negato di esserne il padre biologico, ma non volle comunque riconoscerla. A poco più di un mese dalla nascita della piccola poi, il sacerdote decise a quanto pare di troncare la relazione con la donna, pur decidendo di propria iniziativa di corrispondere a lei e alla bambina una certa somma mensile (mantenendo il proposito per qualche tempo). Sempre in quel periodo, l'uomo confessò quanto accaduto ai propri superiori, i quali lo autorizzarono a proseguire nel suo ministero limitandosi a trasferirlo in un'altra regione. Una decisione che non piacque evidentemente alla donna, la quale per tutta risposta scelse di recarsi dai carabinieri per sporgere querela nei confronti del religioso. Quest'ultimo è quindi stato iscritto registro degli indagati per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, ma il primo verdetto gli era stato favorevole.

Nel 2021 il giudice per le indagini preliminari aveva infatti accolto la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura di Verona, puntando sul fatto che un sacerdote non potesse essere costretto ad essere padre. Se sul piano penale la querelle si è chiusa in un nulla di fatto, il procedimento è tuttavia andato avanti in sede civile, forte del riscontro del test del dna che ha confermato la paternità del prete. E l'ultimo verdetto ha riconosciuto le ragioni della donna: secondo il tribunale, l’interesse per il bene del soggetto più debole (ovvero la minore nata dalla relazione) va anteposto alla condizione di religioso del parroco.

E su queste basi, quest'ultimo è stato infine condannato al riconoscimento della figlia, con la registrazione all’anagrafe e il versamento di 10mila euro alla madre della giovanissima, parte dei quali considerati a titolo di arretrati per il mantenimento.

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