"Smarrita la postura istituzionale". Ecco le motivazioni sulla condanna di Davigo

Escono le 111 pagine con cui il Tribunale di Brescia ha condannato l'ex magistrato a 15 mesi per rivelazione di segreto sui verbali della Loggia Ungheria resi dall'ex legale esterno di Eni, Piero Amara

"Smarrita la postura istituzionale". Ecco le motivazioni sulla condanna di Davigo
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Tredici giorni dopo la condanna inflittagli in primo grado per rivelazione del segreto d'ufficio sono uscite le motivazioni sulla sentenza che ha sancito un anno e tre mesi di reclusione (con pena sospesa e non menzione nel casellario) a Piercamillo Davigo per il caso dei verbali della presunta Loggia Ungheria - resi dall'ex legale esterno di Eni, Piero Amara - che il magistrato aveva ricevuto dal pm di Milano Paolo Storari. "Le motivazioni offerte dal dottor Davigo per giustificare l'incontinenza divulgativa e i criteri di selezione adottati nella scelta dei depositari del segreto sono state assai variegati ma, in nessun caso, ricollegabili a fini ordinamentali", scrive il presidente della Prima sezione penale di Brescia, Roberto Spanò, nelle 111 pagine.

"Le modalità quasi carbonare con cui le notizie riservate sono uscite dal perimetro investigativo del Dottor Storari, (verbali formato Word, tramite chiavetta USB, consegna nell'abitazione privata dell'imputato), e le precauzioni adottate in occasione delle disvelamento ai consiglieri - avvenuto nel cortile del CSM lasciando prudenzialmente i telefonini negli uffici - appaiono sintomatiche dello smarrimento di una postura istituzionale", proseguono i giudici di Brescia per spiegare i motivi della condanna ai danni dell'ex pm del pool di Mani Pulite arrivata lo scorso 20 giugno.

Tribunale di Brescia: “Tra Davigo e Storari un cortocircuito fuorviante"

Nel corso del processo in cui era imputati Davigo si era difeso dichiarando di non aver seguito le vie formali perché tra i presunti appartenenti alla loggia erano citati anche due consiglieri del Csm. Secondo i giudici della Prima sezione penale, però, "non vi sarebbe stata ragione alcuna di informare il Csm" dei verbali "in assenza dell'iscrizione" nel registro degli indagati "di nominativi di magistrati". Inoltre, scrivono, "il dottor Storari si era rivolto a Davigo per rimuovere l'impaccio all'indagine e non per denunciare i colleghi menzionati da Amara".

"Numerosi indizi - e non 'una ricostruzione obiettivamente paranoica' - suggeriscono che Davigo possa essere stato al corrente del contenuto delle dichiarazioni dell'avvocato Amara ancor prima della consegna materiale dei verbali da parte di Storari, ove effettivamente avvenuta solo nell'aprile del 2020". Nella vicenda, infatti, "si è assistito ad un vero e proprio sterminio di atti, corpi di reato, chat, mail, apparecchi telefonici , pen drive ed indirizzi di posta elettronica che non ha consentito di tracciare appieno gli accadimenti. Al riguardo, appare lecito pensare che la morìa dei possibili elementi di riscontro sia avvenuta in epoca da ritenersi ragionevolmente prossima alla perquisizione subita nell'aprile del 2021 dalla Contrafatto".

Sui rapporti tra Davigo e Storari, il presidente della prima sezione penale di Brescia descrive il tutto in questo modo: "Alla luce di quanto emerso nel processo viene da ritenere che tra il dottor Storari e il dottor Davigo si sia creato un cortocircuito sinergico reciprocamente fuorviante".

E ancora: "Nel dibattimento non è stato possibile rischiarare compiutamente quanto sia realmente avvenuto all'epoca del fatto e, in particolare, se quella del sostituto sia stata davvero un'iniziativa 'self made' o non ci sia stato invece un qualche mentore ispiratore, come pure farebbero pensare alcuni passaggi rimasti in ombra".

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