"Non è stata lei", "Fantasie". L'ultima follia animalista per scagionare JJ4

Non sarebbe stata l'orsa a uccidere Andrea Papi: "Lesioni compatibili con l’aggressione di un esemplare maschio"

"Non è stata lei", "Fantasie". L'ultima follia animalista per scagionare JJ4
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Non sarebbe un esemplare femminile di orso il responsabile dell'uccisione di Andrea Papi: secondo una recente perizia, infatti, le ferite sul corpo della vittima risultano compatibili col morso di un maschio adulto. JJ4, l'orsa fino ad ora ritenuta colpevole della morte del runner 26enne della Val di Sole e catturata il 18 aprile, verrebbe così scagionata. A sostenerlo sono "Lega antivivisezione" e "Zampe che danno una mano", le due organizzazioni in prima linea per salvare la vita all'orsa e impedirne l'abbattimento, sono infatti in possesso di una perizia redatta dai veterinari Cristina Marchetti e Roberto Scarcella in grado di escludere"per una serie di ragioni oggettive il coinvolgimento di un orso di sesso femminile". "Sono state rilevate", si legge ancora nel testo del documento riportato da Il Corriere, "lesioni identificabili come da penetrazione di coppia di canini caratterizzate da una distanza tipica dei canini di un orso maschio adulto".

I dati dell'autopsia

Tutto ruota attorno all'esito degli esami autoptici eseguiti sul corpo di Andrea Papi, svolti in data 7 aprile alla presenza della consulente della parte lesa Antonia Tessadri da Federica Bortolotti, Heidi Hauffe e Alesandro De Guelmi, e poi firmati dal direttore dell'unità di anatomia patologica del Santa Chiara di Trento Mattia Barbareschi.

"Il cadavere presenta innumerevoli lesioni lacero-contuse in gran parte figurate della cute con imbibizione ematica dei tessuti sottostanti, il cui aspetto è compatibile con la azione di penetrazione di elementi dentari e di artigli, riferibili ad un orso adulto", definivano allora gli esperti. "In particolare le lesioni identificabili come da penetrazione di coppia di canini sono caratterizzata da una distanza fra loro di circa 8 – 8,5 cm, che è la distanza tipica dei canini di un orso adulto".

La nuova perizia

I periti scelti dalle associazioni che si battono per salvare la vita a JJ4, ovvero Cristina Marchetti e Roberto Scarcella, ritengono che le misure riportate nel referto siano incompatibili con quelle del morso di un esemplare femminile. "Sono state rilevate lesioni identificabili come da penetrazione di coppia di canini caratterizzate da una distanza tipica dei canini di un orso maschio adulto", spiegano i due veterinari, "le femmine di orso presentano infatti misure inferiori rispetto ai maschi sia come massa corporea sia come misure dentali".

Non è l'unico elemento a saltare all'occhio dei periti delle associazioni."Le ferite riscontrate non sono riconducibili a una attività predatoria", puntualizzano Marchetti e Scarcella, "il corpo, infatti, non presenta segni di consumo: la descrizione delle lesioni non corrisponde nemmeno alle ferite che si riscontrano in caso di attacco finalizzato alla eliminazione dell'avversario".

Neppure la presenza di Dna di JJ4 sul corpo di Andrea Papi è sufficiente a incriminare l'orsa."Essendo quella Trentina una popolazione derivante da pochi soggetti capostipiti, sappiamo che essa è caratterizzata da una limitata variabilità genetica", concludono gli esperti.

Il commento dei familiari del runner

I familiari del runner 26enne non danno invece credito alla nuova perizia. "La famiglia Papi intende prendere le distanze da ricostruzioni che allo stato non trovano, secondo gli atti ufficiali, oggettivi riscontri, confidando che la relazione peritale disposta dalla Procura, quando sarà depositata, possa mettere un punto alla dolorosa vicenda", scrivono in una nota i genitori della vittima, che parlano di "provocazioni" da parte delle associazioni "Lega antivivisezione" e "Zampe che danno una mano".

La ricostruzione dei periti viene rispedita quindi al mittente.

"La Procura ha disposto un incidente probatorio i cui esiti non sono ancora noti, se non per alcuni aspetti già evidenziati con un comunicato stampa dal Procuratore della Repubblica", prosegue il comunicato, "e che vanno nella direzione opposta rispetto alle sensazioni dei consulenti di parte della Leal". I familiari invocano "rispetto e comprensione", ribadendo il fatto di "aver sopportato ricostruzioni fantasiose e francamente incredibili".

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