Il sonar, poi la scoperta sul fondale: spunta un relitto misterioso a Sciacca

Alcuni ricercatori dell'Università di Palermo hanno ritrovato il relitto di un aereo nel fondale al largo di Sciacca, in Sicilia: ecco di cosa si tratta e i ritrovamenti delle ultime settimane

Il sonar, poi la scoperta sul fondale: spunta un relitto misterioso a Sciacca

La scoperta risale a quasi un mese fa, il 17 marzo 2023: grazie a un'immagine ad altissima risoluzione catturata da un Side Scan Sonar, ossia un apparato per la ricerca e la mappatura nei fondali marini, al largo del mare di Sciacca (7,5 miglia) è stato rilevato un corpo sommerso molto simile al relitto di un aereo. La notizia è stata divulgata da un comunicato stampa dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) che ha provato a ricostruire i fatti.

Di cosa si tratta

"L’immagine acustica visualizzata sul monitor ha mostrato una forma assimilabile a un relitto di un aereo, lungo circa 20 metri e con apertura alare di circa 30 metri", scrive l'Istituto: la scoperta è stata effettuata da un gruppo di geologia marina dell’Università degli Studi di Palermo che da alcuni mesi sta lavorando per "una campagna oceanografica di acquisizione di dati geofisici nello specchio di mare antistante Sciacca", in provincia di Agrigento. Al momento, dicono i ricercatori, non è stato possibile capire quale sia l'esatto modello, non si sa nulla sulla provenienza e nemmeno se al suo interno siano ancora presenti, potenzialmente, resti umani o di guerra. "Sono stati per questo allertati tutti gli organi di competenza in modo da preservare il relitto e gli eventuali rinvenimenti e mettere in sicurezza l’area", hanno aggiunto.

Un altro relitto

Ma non è finita qui perché, nello stesso tratto di mare poco a largo di Sciacca, il gruppo di geologia marina ha appreso della presenza del relitto di un altro aereo di cui questa volta si sanno molte più informazioni: è un "Savoia Marchetti risalente alla II Guerra Mondiale, abbattuto da caccia inglesi il 14 Agosto 1942, le cui caratteristiche non sembrano corrispondere al relitto rinvenuto lo scorso marzo". Insomma, due aerei diversi ma molto vicini l'uno all'altro restano un mistero che verrà probabilmente sciolto nelle prossime settimane.

L'ipotesi sul primo aereo

Un'ipotesi per quanto riguarda il primo relitto è stata formulata dal prof. Gregory Alegi, che insegna Storia degli Stati Uniti alla Luiss di Roma. "Le certezze sono che l’apparecchio è tutto metallico, si tratta di un bimotore a propulsione radiale con un’ala a forte allungamenti. Direi che non è un velivolo italiano e nemmeno britannico. Potrebbe trattarsi di un Douglas A.26 'Invader', ci somiglia parecchio", ha dichiarato al Corriere.it dopo aver studiato attentamente la foto.

Ricordiamo che nelle scorse settimane il ricercatore di Siracusa, Fabio Portella, assieme al suo team di subacquei ha ritrovato altri tre relitti aeronautici nei fondali di Augusta e Catania risalenti al secondo conflitto mondiale.

In un'intervista a Siracusaoggi Portella ha spiegato che il primo dei tre nuovi relitti identificati nei fondali è un "bombardiere bimotore inglese Vikers Wellington, rinvenuto alla profondità di 50 metri non molto lontano da Brucoli, frazione marinara di Augusta"; il secondo sarebbe un Bristol Beaufighter, sempre un bimotore inglese ritrovato a 30 metri sotto il livello del mare nel traverso della foce del fiume Simeto, siamo nel catanese. "Infine un terzo aereo, anche questo nei pressi della foce del fiume Simeto a una profondità di 18 metri, giace quasi completamente insabbiato, al punto da renderlo al momento non identificabile".

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