Terrore al liceo Alessandrini, il racconto di un ragazzo: "Sembrava un film americano"

L'incredulità, la paura, poi la forza di affrontare il pericolo per restare vicino alla prof. Il racconto di uno degli studenti dell'Alessandrini

Terrore al liceo Alessandrini, il racconto di un ragazzo: "Sembrava un film americano"
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È stata una mattina di puro terrore quella vissuta dagli studenti e dal personale scolastico dell'Istituto di istruzione superiore Emilio Alessandrini di Abbiategrasso (Milano). Nella sede di via Einaudi uno studente di 16 anni ha aggredito la sua insegnate di italiano e storia, ferendola all'avambraccio con un coltello.

L'allarme è scattato subito dopo le 8 e sul posto sono tempestivamente intervenuti i carabinieri della stazione locale. Mentre la docente, la 51enne Elisabetta Condò, è stata trasportata al pronto soccorso dell'ospedale di Legnano, il ragazzo, che si è consegnato spontaneamente ai militari, è finito all'ospedale San Paolo di Milano.

La testimonianza

Sotto choc gli studenti dell'Alessandrini. Fra questi c'è Samuele, un ragazzo di 17 anni, che ancora non si capacita dell'accaduto. Intervistato dal Corriere della Sera, l'adolescente ha ripercorso quei momenti terribili.

"La nostra classe, terza scientifico sportivo, è al terzo piano, lo stesso piano della classe dove è successo. Io in quel momento ero sceso in segreteria: la prof mi aveva mandato a segnalare che il registro elettronico non funzionava", racconta Samuele."Sono risalito e ho incontrato un'insegnante della classe di fronte che ripeteva: 'È piena di sangue, è piena di sangue'. Si riferiva alla professoressa ferita e lo stava dicendo alla mia insegnante".

Il 17enne spiega che a quel punto la sua docente gli ha chiesto di tornare in classe e di chiudere se stesso e i compagni all'interno, dal momento che in giro c'era uno studente armato, dotato anche di pistola (poi risultata essere un giocattolo, ndr).

"Sembrava un film americano", commenta il 17enne. "All'inizio qualcuno si è messo anche a sorridere, sembrava irreale. Uno di noi ha tenuto chiusa la porta mentre altri impilavano i banchi". Barricati dentro l'aula, gli studenti non hanno potuto fare altro che attendere. Col passare dei minuti, all'incredulità si è sostituita la paura.

Il coraggio dei ragazzi

"Ci siamo riuniti a gruppetti, ci si faceva forza a vicenda. Intanto sentivamo una confusione pazzesca, urla, il rumore delle altre classi che uscivano. Io ho pensato: 'Proviamo a gestircela al meglio, seguiamo le disposizioni'", continua Samuele nel suo racconto. "Poi, quando è sceso un silenzio totale e dalle finestre vedevamo fuori tutti i compagni, uno di noi ha avuto il coraggio di aprire la porta e guardare la situazione. Ci siamo guardati e abbiamo detto: 'Proviamo a andare via'. Però c'era la nostra professoressa, che fatica a camminare perché è reduce da un intervento ospedaliero".

Pensando prima di tutto all'incolumità degli studenti, l'insegnante ha detto loro di pensare a mettersi in salvo, ma i ragazzi non hanno voluto abbandonarla. "Abbiamo fatto il percorso con lei, due di noi standole dietro a farle quasi da scudo. Abbiamo usato la scala antincendio", spiega il 17enne.

Un evento traumatico che gli adolescenti ancora faticano a spiegarsi.

"Se ti dicono che uno è armato e ha un coltello, finché non te lo trovi davanti, poco conta", conclude Samuele. "Ma noi sapevamo che aveva una pistola e quindi la paura c'era. Appena abbiamo visto che era aperto il cancello posteriore, che dà sulla strada verso l'ospedale, siamo usciti tutti".

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