Altro che laboratorio di paura: la verità dietro il "caos" Sicilia

L’isola, come ogni estate, è stata travolta dai flussi migratori. E c'è chi minimizza i rischi sanitari e le possibili infiltrazioni di terroristi legati all'Isis

Altro che laboratorio di paura: la verità dietro il "caos" Sicilia

Tra sbarchi su sbarchi quotidiani, centri di accoglienza al collasso e decine di migranti positivi al coronavirus, la Sicilia è in ginocchio. Per l’isola è (stata) un’estate durissima, che ha visto i flussi migratori tornare a interessare massicciamente le sue coste e i suoi porti.

Sono migliaia i clandestini arrivati sul territorio italiano dalla Libia e dalla Tunisia e tra di loro non ci sono solamente decine di positivi al Sars-Cov-2, bensì anche ex combattenti del sedicente Stato Islamico. Dunque l’emergenza è triplice: migratoria, sanitaria e terroristica.

In queste settimane gli sbarchi si sono susseguisti no-stop, compresi i cosiddetti sbarchi-fantasma. Tra le migliaia di immigrati arrivati in Sicilia, più di uno è riuscito a far perdere le proprie tracce ancor prima di entrare in uno dei tanti hotspot dell’isola. Quegli stessi hotspot che il governatore Nello Musumeci ha provato a sgomberare e a chiudere, venendo prima stoppato dal governo e poi – su imbeccata dell’esecutivo giallorosso stesso – dal Tribunale amministrativo della regione.

Dicevamo della minaccia terroristica. Bene, in un articolo uscito quest’oggi sulle colonne di Avvenire, l’inviato ad Agrigento Nello Scavo conferma la notizia della fuga, avvenuta nei giorni scorsi, di alcuni tunisini da poco sbarcati sul territorio siciliano. E scrive: "Dal Paese d’origine le autorità hanno fatto sapere, a quanto pare in modo piuttosto informale, che tra loro potrebbe esserci qualche ex combattente del Daesh". Il che, ovviamente, è inquietante.

Si tratterebbe di reduci dalla campagna in Siria che facendo ritorno in patria, per evitare di finire in galera, salperebbero sui barconi della speranza e della morte verso il Vecchio Continente.

Allo stesso tempo, però, il giornale di ispirazione cattolica – a favore dell’accoglienza sempre e comunque – minimizza i rischi sia per la nostra salute pubblica (sul versante migranti positivi al Covid-19), sia per la nostra sicurezza nazionale (sul fronte degli ex guerriglieri dell’Isis). "Sicilia, laboratorio di paura. Tra fake news, Covid e terrorismo islamico", questo il titolo dell’articolo.

Ma di fake news qui non ce n’è neanche l’ombra: in primis perché le possibili infiltrazioni di uomini vicini a Daesh sono state confermate dalla autorità tunisine; in secundis perché – per quanto concerne la pandemia – il 24 di agosto tra i nuovi 65 casi di coronavirus rilevati nell’isola, 58 erano migranti ospitati a Lampedusa. Giusto per fare un esempio.

Avvenire parla addirittura di "macchina della paura", ma questi sono i fatti siciliani delle ultime difficili settimane.

Così come non è certo una falsa notizia il fatto che tra i tanti disperati stipati nei barconi guidati dagli scafisti si riescano ad infiltrare anche pericolosi foreign fighters: in passato, sia l’Interpol, sia l’intelligence Usa, lo hanno confermato. Insomma, altro che fake news.

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