Bergoglio con Ratzinger sul marxismo: "Sbaglia: dipendiamo da Dio"

Bergoglio con Ratzinger sul marxismo e sull'antitotalitarismo. Una prefazione del Santo Padre svela il pensiero dell'argentino sulla politica

Benedetto XVI saluta Francesco durante il concistoro del 22 febbraio
Benedetto XVI saluta Francesco durante il concistoro del 22 febbraio

Papa Bergoglio sul marxismo la pensa come Joseph Ratzinger. La prefazione che il Santo Padre ha scritto per il libro che raccoglie le riflessioni del Papa emerito sul rapporto tra fede e politica non lascia spazio a interpretazioni.

Il testo sarà presentato venerdì prossimo al Senato. I relatori saranno d'eccezione: monsignor Georg Gänswein, prefetto della casa pontificia, Antonio Tajani, presidente del parlamento europeo, il presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati e l'arcivescovo emerito di Trieste, monsignor Giampaolo Crepaldi. Il testo introduttivo del pontefice argentino è stato pubblicato in anteprima da La Stampa. La raccolta in questione è edita da Cantagalli.

Bergoglio, attraverso la prefazione, smentisce quanti ritengono che egli sia un malcelato sostenitore dell'ideologia marxista. Il pontefice argentino evidenzia l'errore di fondo del marxismo: credere che la redenzione possa avvenire per mezzo di un'idea falsa di libertà. Sottolinea infatti l'ex arcivescovo di Buenos Aires citando il teologo tedesco: "Il profondo contrasto, nota Ratzinger, è dato invece – e prima ancora che dalla pretesa marxista di collocare il cielo sulla terra, la redenzione dell’uomo nell’aldiquà – dalla differenza abissale che sussiste riguardo al come la redenzione debba avvenire:"La redenzione avviene per mezzo della liberazione da ogni dipendenza, oppure l’unica via che porta alla liberazione è la completa dipendenza dall’amore, dipendenza che sarebbe poi anche la vera libertà?". Anche per Papa Bergoglio, allora, diviene evidente come Karl Marx abbia sbagliato nel non riconoscere all'uomo l'unica dipendenza utile alla salvezza individuale: quella da Dio.

Una considerazione simile vale per tutti gli stati totalitari, da quello sorto con l'impero romano a quello nazista. Emerge così che Papa Francesco, come Benedetto XVI, ritiene che Dio sia l'unica "totalità" possibile per l'essere umano. Qualunque elevazione dello stato a totalità assoluta rappresenta una distorsione del piano della realtà. Viene affrontato anche il tema dell'obbedienza: per entrambi i pontefici è necessario che vengano posti dei limiti nei confronti delle entità statali. L'assolutezza dell'obbedienza deve essere riservata solo a Dio.

Il Santo Padre, ancora una volta, ribadisce l'esistenza di una sorta di inganno perpetrato con la promozione di presunti "diritti" umani. Così come evidenziato più volte nei confronti dell'ideologia gender, Bergoglio scrive che:" questi apparenti "diritti...hanno un unico comune denominatore che consiste in un’unica, grande negazione: la negazione della dipendenza dall’amore, la negazione che l’uomo è creatura di Dio, fatto amorevolmente da Lui a Sua immagine e a cui l’uomo anela come la cerva ai corsi d’acqua...".

Sembra chiaro il riferimento a quella "colonizzazione ideologica" contro cui Papa Francesco si è scagliato in tempi non sospetti in relazione alla dissoluzione della famiglia tradizionale. Il bene di quest'ultima è considerato "decisivo per il futuro del mondo".

Riflessioni che la politica è chiamata a tenere in considerazione. Quella di Papa Francesco è una prefazione "ratzingeriana", che chiarisce, forse in modo definitivo, l'infondatezza delle teorie che lo rappresentano come un "Papa di sinistra".

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