Ecco perché il caso Gregoretti era già destinato all'archiviazione

Sin dall'inizio è apparso palese che il procedimento sul caso Gregoretti dovesse in realtà giungere al suo punto di partenza: ossia una richiesta di archiviazione per Matteo Salvini. La decisione di sabato della procura non deve quindi sorprendere

Ecco perché il caso Gregoretti era già destinato all'archiviazione

Il caso Gregoretti si avvia a conclusione. Il 14 maggio, data stabilita per l'udienza dove il Gip di Catania comunicherà le sue decisioni, molto probabilmente si procederà con l'archiviazione della posizione di Matteo Salvini.

Un epilogo anticipato oggi con la richiesta, da parte della stessa procura di Catania, di richiedere al Gip il “non luogo a procedere” per l'ex ministro dell'Interno. Non c'è da stupirsi: si è intuito già dall'inizio che il procedimento sul caso Gregoretti era destinato a finire in un vicolo cieco, in un evento quasi più mediatico che giudiziario.

Nell'autunno del 2019 infatti, sono stati gli stessi magistrati etnei a chiedere l'archiviazione per Salvini. Secondo la procura guidata da Carmelo Zuccaro, l'allora ministro dell'Interno non aveva commesso alcun reato contestato, dunque né sequestro di persona e né abuso di ufficio.

I giudici del tribunale ordinario, come evidenziato nelle motivazioni consegnate nel dicembre 2019, hanno ritenuto che i fatti in questione avessero una valenza politica, non dunque di natura penale: “Non sussistano i presupposti del delitto di sequestro persona – si leggeva tra le carte della procura – né di nessun altro delitto, e ciò anche a prescindere dalle valutazioni in ordine sia alla riconducibilità o meno della condotta del Ministro alla categoria degli atti politici o di alta amministrazione sia alla sindacabilità giurisdizionale degli atti politici o di alta amministrazione”.

Un concetto molto simile a quello ribadito nel corso dell'ultima udienza dal Pm Andrea Bonomo, il quale ha fatto riferimento a una strategia politica messa in atto nel luglio del 2019 per giungere a una redistribuzione dei migranti in sede comunitaria.

Il nodo è sempre stato rappresentato proprio da questo principio: il blocco della nave, secondo la procura, è considerabile un atto di natura politica. E qui la linea dei magistrati ha coinciso in buona parte con quella della difesa di Matteo Salvini. Quest'ultimo il 10 aprile ha consegnato l'ultima memoria difensiva: 63 pagine in cui il segretario del carroccio è tornato su questi punti. Ossia, da un lato, la natura politica della scelta alla base dello stop allo sbarco, oltre che, dall'altro lato, una condivisione della linea con l'intero governo Conte I, formato da Lega e M5S.

Di scelta collegiale aveva parlato, subito dopo l'udienza dell'ex presidente del consiglio Giuseppe Conte, anche il Gip di Catania Nunzio Sarpietro. Il quadro trapelato all'inizio del procedimento, è stato quindi ulteriormente rafforzato nel corso delle varie udienze preliminari. Non a caso nelle sue memorie Matteo Salvini ha citato anche passaggi delle testimonianze rese da alcuni ministri del Conte I, tra cui Luigi Di Maio.

Perché quindi si è arrivati fino a questa fase preliminare? In realtà ad orientare il caso Gregoretti verso le aule giudiziarie è stato il tribunale dei ministri di Catania, competente visto che all'epoca dei fatti l'imputato era membro del governo. La posizione dei giudici dell'apposito tribunale si è distaccata da quella dei magistrati della procura.

La politica ha poi fatto il resto. Il 20 gennaio la giunta per le immunità del Senato ha dato il primo via libera al processo contro Salvini, il 12 febbraio è arrivato il disco verde definitivo. Ma questo soltanto perché, rispetto al luglio del 2019, era cambiata la maggioranza: il governo aveva già colore giallorosso, il voto dei senatori ha rispecchiato la posizione della nuova coalizione formata da M5S e Pd.

Quando ad ottobre sono iniziate le udienze preliminari, si è capito subito come il caso Gregoretti fosse destinato a ritornare al punto di partenza:

ossia alla richiesta della procura di archiviare la posizione dell'imputato. Il procedimento si è quindi rivelato, ancora una volta, nella sua vera natura: un lento girare a vuoto ad uso e consumo soprattutto della politica.

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