Quegli imputati assolti dai giudici: ​"Furti e occupazioni necessari"

In alcuni casi, i giudici assolvono gli imputati "perché il fatto non sussiste". E tra la popolazione nascono malumori e proteste

Quegli imputati assolti dai giudici: ​"Furti e occupazioni necessari"

Rapinatori "non identificati", ladri assolti perché "il fatto non sussiste" e occupazioni dichiarate legittime. Sono alcune delle motivazioni di sentenze, soprattute legate a vicende di ordine pubbliche, che seminano malumori e proteste nella popolazione.

L'ultimo caso, riportato anche dal Giornale, risale a ieri, quando il giudice ha assolto una donna di 29 anni, che aveva occupato abusivamente una casa popolare vuota, nel comune di Petrosino, in provincia di Trapani. Nel pronunciare la sentenza, il giudice ha applicato l'articolo 54 del codice penale, che "sterilizza" un reato se chi lo commette si trova in uno "stato di necessità".

Ma non è la prima volta che accade e le decisioni della Corte spesso fanno discutere e possono suscitare malumori e proteste. Nel 2012, per esempio, fece discutere la sentenza della X sezione del tribunale di Roma, che decise di assolvere un gruppo di persone che, in segno di protesta contro il caro-vita, aveva fatto irruzione nel supermercato Panorama di via Tiburtina e alla libreria Feltrinelli di largo Argentina. Come ricorda il Tempo, in quell'occasione, furono assolti tutti i 39 imputati: "Il fatto non sussiste", avevano affermato i giudici. La procura aveva ipotizatto i reati di rapina, lesioni e minacce: gli imputati avevano sottratto beni per 36mila euro al supermerccato e per 18mila e Feltrinelli. Ma la sentenza aveva affermato che il gruppo era entrato nei due negozi solamente per protestare, non per rubare e che i furti sarebbero stati compiute da persone non identificate.

Polemiche erano sorte anche ai temi della sentenza per l'occupazione di Casale De Merode, in cui veniva imputato il Comitato di Lotta per la casa. Anche in quel caso, le 15 persone a processo vennero assolte per insussistenza del fatto. La vicenda era iniziata nel 2005, quando circa 200 persone avevano occupato due palazzine in via Casale De Merode.

Fino al 2011 l'occupazione era stata pacifica, ma poi, quando cambiarono i vertici del movimento, il clima sarebbe peggiorato. Le denunce raccontano di presunte violenze e minacce da parte degli esponenti del Comitato ai danni degli occupanti. Ma, per i giudici, la parola delle vittime non bastava.

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