Non (solo) fiori, ma opere fatte bene

Nel vedere i rendering dei nuovi ambulatori petalosi di design dove gli italiani dovranno andare a vaccinarsi, si può reagire in molti modi, dall'entusiasmo allo scetticismo, dall'orgoglio al fastidio

Non (solo) fiori, ma opere fatte bene

Nel vedere i rendering dei nuovi ambulatori petalosi di design dove gli italiani dovranno andare a vaccinarsi, si può reagire in molti modi, dall'entusiasmo allo scetticismo, dall'orgoglio al fastidio.

Esteticamente, non si può che apprezzare la linea ideata dall'archistar Tito Boeri. La funzionalità, l'idea di modernità che tanto stride con le ataviche arretratezze della sanità italiana, specie al Sud. Lo stile e il genio italiano sono un vero e proprio fiore all'occhiello. Più discutibile è la scelta metaforico-filosofica dell'Italia «che rinasce con una primula», che più di Pasolini ricorda tanto Sergio Endrigo e quel ritornello naif del «per fare un tavolo ci vuole un fiore». Infine - ed è qui che serpeggia il fastidio - viene da chiedersi una cosa semplice: un Paese che finora ha mostrato un'inefficacia e un'impreparazione tragicomiche, dalle mascherine ai banchi a rotelle, dalle app puntualmente in tilt ai piani di emergenza fantasma, può permettersi di fare story-telling con l'animo candido dei racconta-favole?

Sia chiaro, nessuno pretende strutture brutaliste o ambulatori-container tipo ospedali da campo, la bellezza è sempre benvenuta, anche in condizioni di emergenza: «Il pane nutre il corpo, i fiori l'anima», si legge nel Corano. È però legittimo chiedersi quali siano le priorità nella comunicazione della struttura che fa capo al commissario Domenico Arcuri. Parlare di un «sistema di 1.500 padiglioni che sboccerà nelle piazze» è molto poetico e dietro già si intravvede il tocco del nuovo responsabile comunicazione, il franceschiniano Piero Martino, già capoufficio stampa del Pd. Ma detto molto prosaicamente, il punto è se la vaccinazione sarà efficiente e veloce, non se evocherà letizia con i padiglioni floreali.

Senza per forza scomodare formule funerarie che negli ultimi mesi sono state purtroppo molto comuni causa Covid, il senso è: non fiori, ma opere fatte bene. Con precisione e metodo, senza intoppi burocratici (come successo con le forniture di mascherine), senza «dimenticare» le gare d'appalto (come successo con i respiratori per le terapie intensive), senza ritardare la messa a punto delle strategie organizzative (come successo sul Recovery fund e anche sui vaccini). Se la nave rischia di affondare, prima si butta fuori l'acqua e si riparano le falle, poi si vernicia lo scafo e si lucida la polena.

Lasciate perdere le suggestioni emotive e i «torneremo ad abbracciarci», che hanno generato solo canti stonati dai balconi e il lassismo estivo che ha portato la seconda ondata. Fate funzionare le cose, non vi si chiede altro. Per una volta, mettete la sostanza prima della forma: concentratevi solo sulla fredda efficienza come se fossimo una Scandinavia senza fiori.

Già il piano italiano per la logistica della vaccinazione è arrivato buon ultimo in Europa; l'ultima cosa che vogliamo sono ambulatori splendidi ma una popolazione che non riesce a vaccinarsi. Poi, a immunità raggiunta, se son primule fioriranno. Ma prima cerchiamo di smetterla con i crisantemi, che di quelli ne abbiamo abbastanza.

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