"Ok al suicidio assistito". Ma il magistrato smentisce: "Non è così"

Alfredo Mantovano, vicepresidente del Livatino e magistrato, smentisce che il Comitato etico delle Marche abbia dato l'ok al suicidio assistito del signor "Mario". Dietro agli entusiasmi ci sarebbe il furore ideologico

"Ok al suicidio assistito". Ma il magistrato smentisce: "Non è così"

Il primo caso di ok al suicidio assistito in Italia anima il dibattito in queste ore, ma c'è anche chi ritiene che non sia arrivato un vero e proprio "via libera" sul caso del signor "Mario", che non è il reale nome della persona interessata pure dalla decisione balzata oggi agli onori delle cronache.

La questione è complessa ed Alfredo Mantovano, magistrato e vicepresidente del Centro studi Rosario Livatino, in punta di diritto, smentisce la ricostruzione che verte sulla sussistenza giuridica di un' autorizzazione. La premessa del ragionamento del giudice è tutta in questa frase: "Il parere del comitato etico - dichiara Mantovano - non dà alcun via libera. L'accanimento - aggiunge - è quello mediatico e politico".

Il magistrato contraddice il taglio maggioritario dato alla notizia: "'Suicidio assistito, primo via libera ad un malato italiano', così titolano le testate che si occupano della vicenda di 'Mario', dopo il parere rilasciato dal Comitato etico regionale delle Marche. Ma è realmente così?". La risposta è diretta: "La versione integrale del parere non autorizza questa conclusione, intanto perché, nella confusione normativa attuale, se un qualsiasi Comitato etico avesse autorizzato un suicidio assistito avrebbe violato la legge, poiché sarebbe andato oltre le competenze che le varie disposizioni gli riconoscono".

Dunque il Comitato etico delle Marche, per Alfredo Mantovano, non può dare l'ok di cui si fa un gran parlare. E questo, in buona sostanza, perché un Comitato etico non ha avrebbe facoltà giuridica di poter autorizzare un suicidio assistito. Il tema, semmai, è comprendere l'idoneità del farmaco che potrebbe essere previsto in circostanze come queste rispetto alle condizioni della persona, con l'ovvio riguardo relativo a quanto previsto dalla Corte Costituzionale. Ma la disamina del magistrato diviene è ancora più minuziosa di così.

Il vicepresidente del Livatino, infatti, passa ad analizzare le motivazioni individuate dal Comitato etico delle Marche: "E poi perché - prosegue Mantovano - , chiamato dal Tribunale di Ancona a verificare la sussistenza nel caso specifico delle condizioni previste dalla Corte costituzionale con la cosiddetta sentenza Cappato, a proposito del requisito della sofferenza intollerabile, il Comitato parla di 'elemento soggettivo di difficile interpretazione', di difficoltà nel 'rilevare lo stato di non ulteriore sopportabilità di una sofferenza psichica', e di 'indisponibilità del soggetto ad accedere ad una terapia antidolorifica integrativa'".

In estrema sintesi, l'organo chiamato ad esprimere un parere avrebbe presentato più di qualche dubbio all'interno di una disamina espressa per chiarie la presenza di una "sofferenza intollerabile" nella persona che avrebbe richiesto il suicidio assistito. E anche per questo non saremmo dinanzi ad un "via libera", mentre le felicitazioni espresse per il "primo ok al suicidio assistito", avrebbero soprattutto natura ideologica.

Il magistrato chiude la sua riflessione, puntando proprio sulle spinte che avrebbero in qualche modo distorto quanto accaduto attorno alla vicenda del signor "Mario": "Confermato pertanto che il Comitato etico non ha autorizzato alcun suicidio assistito, resta lo sconcerto - sulla base della lettura del parere - della percezione di uno sforzo comune teso a togliere

la vita a un grave disabile: la cui sofferenza di ordine psicologico merita aiuto e affiancamento, non l’individuazione della sostanza più idonea a ucciderlo", chiosa l'ex sottosegretario del ministero dell'Interno.

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