Inizia lo sgombero di Conetta: niente accoglienza a chi rifiuta

Comincia oggi lo svuotamento che porterà alla chiusura definitiva del campo di Conetta. Alle 14 parte l'operazione. A chi rifiuta la nuova sistemazione sarà tolta l'accoglienza

Inizia lo sgombero di Conetta: niente accoglienza a chi rifiuta

Comincia oggi alle 14 lo svuotamento del centro accoglienza di Conetta. Quello svuotamento che dovrebbe portare alla chiusura definitiva del campo, finito più e più volte nelle cronache nazionali.

Alle 14 gli uomini della Polizia di Stato del commissariato di Chioggia e i carabinieri della citttà clodiense, cominceranno le operazioni di trasferimento. Circa 42 - 45 richiedenti asilo, ora sono meno di 200, verranno trasferiti in altre strutture. Stessa sorte venerdì. Venerdì è prevista la presenza di un sottosegretario degli Interni. Ma regole ferree stavolta, non come quando i profughi scapparono e poi tornarono e poi riscapparono di nuovo e poi pure si lamentarono se per caso la nuova struttura non fosse stata di loro gradimento. Ecco, stavolta no, stavolta a chi rifiuterà la nuova sistemazione sarà revocata l'accoglienza, spiega una fonte in esclusiva al Giornale.it.

Un centro quello di Conetta che è arrivato a ospitare oltre 1600 richiedenti asilo. Il Giornale è riuscito a entrare più volte dentro quell'accatastamento di esseri umani, gestito dalla cooperativa Ecofficina, ora Edeco, già plurindagata: truffa, falso, maltrattamenti truffa, associazione per delinquere e fatturati con cifre a sette zeri. Proprio quella cooperativa sì che "ne abbiamo fatte di schifezze", disse l'ex prefetto di Padova.

La base militare, in via Rottanoova, comincia a ospitare i migranti nel luglio 2015. Si era partiti con una cinquantina poi le cifre si sono quintuplicate. Ad aprile 2016 erano quasi 700, a settembre 900 e l'anno scorso si era raggiunta la quota dei 1.600. Poi a novembre dello scorso anno, esattamente il 13, i richiedenti asilo si stancarono e iniziarono la grande marcia. Disposti in fila lungo le strade di Conetta, invasero il paese e i paesi limitrofi gridando "Cona no buono, Cona no buono, andiamo". E ne sanno qualcosa i poliziotti, i carabinieri, l'ex commissario capo Antonio Demurtas, il prefetto, il sindaco Alberto Panfilio, il questore, i dirigenti delle squadre mobili, i vicari dei prefetti, i giornalisti, tutti a seguire la grande marcia.

In venti giorni i richiedenti asilo mobilitarono il mondo, finendo in tutte le cronache. Andarono da Conetta a Codevigo nel padovano, da Codevigo a Piove di Sacco, da Piove di Sacco a Padova, da Padova a Rubano, da Rubano a Malcontenta nel venziano, da Malcontenta a Spinea e poi, poi alcuni tornarono a Conetta. Duecentoquarantotto vennero ricollocati ma anche lì protestarono perché forse era meglio Conetta. Il campo iniziò a diminuire di numeri, fino all'incendio di settembre scorso, quando un tendone che ospitava cento profughi prese letteralmente fuoco. Da lì il campo cominciò a svuotarsi sempre più.

Il vice premier Matteo Salvini nel frattempo chiuse il vicino campo di Bagnoli di Sopra nel padovano - nel raggio di sei chilometri infatti c'erano due hub con oltre 2400 richiedenti asilo in alcuni periodi - e poi promise di chiudere Conetta. Aspettiamo.

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