La Xylella-fobia approda in Gran Bretagna

Lo scrive il quotidiano The Guardian che racconta come sia stato individuato un ceppo resistente al freddo

La Xylella-fobia approda in Gran Bretagna

È Xylella-fobia anche in Gran Bretagna. Lo scrive il quotidiano "The Guardian", che ricorda come questa patologia abbia"causato gravi danni alle piante e alberi negli Stati Uniti e in Europa meridionale".

Secondo quanto riportato nell'articolo, la Xylella fastidiosa sarebbe già oltremanica. Il giornale scrive che, dopo aver infestato le campagne italiane, è stata rilevata nel sud della Francia, dove ha distrutto viti e piante di lavanda, e in Corsica. E anche in Nord e Sud America, dove ha causato gravi danni agli agrumi e piantagioni di caffè. Nel New Jersey ha attaccato più di un terzo degli alberi del paese.

Secondo le linee guida emesse dal Dipartimento per l'Ambiente, Food and Rural Affairs (Defra), la Xylella ha già infettato querce e aceri, Hebe (un arbusto sempreverde), lavanda e rosmarino. I sintomi multipli, tra cui il rinsecchimento, e il ritardo della crescita della vegetazione.

Raoul Curtis-Machin, direttore del Horticultural Trades Association, l'organismo che rappresenta i produttori e paesaggisti del Regno Unito, ha detto che si riteneva che la Xylella non potesse sopravvivere nel Regno Unito, a causa del clima,"ma lo scorso autunno l'Agenzia degli animali e piante ha scoperto un nuovo ceppo, che resiste al freddo, in Corsica e in Francia". E questa malattia sarebbe sempre più vicina alla Gran Bretagna. "Quello che ci ha allarmato è che è molto difficile da individuare e che colpisce una lista enorme di diverse piante ospiti - sottolinea Curtis-Machin, che aggiunge -. Come le influenze e raffreddori, è in continua evoluzione. Essa colpisce gli alberi, arbusti, piante erbacee come lavanda, rosmarino, alloro".

Alla luce di questo, Curtis-Machin propone l'introduzione di un passaporto europeo delle piante. Un'idea che, come rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, non deve costituire una sorta di deterrente per frenare il mercato delle piante che provengono dai vivai di Puglia e d'Italia imponendo ulteriori misure restrittive a livello europeo che si aggiungerebbero a quelle che stanno già danneggiando l'intera economia florovivaistica del sud Italia.

"Non c'è dubbio che a questo punto - conclude D'Agata - a fronte di normative che limitino la libera circolazione di prodotti, si rendano al contrario necessari maggiori sforzi a livello della comunità scientifica internazionale e comunitaria per cercare di sconfiggere questo flagello".

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