Uno sperpero dietro l'altro: la Germania che non ti aspetti

Per fare un aeroporto hanno speso quattro volte il previsto, per fare un tunnel ci hanno messo quattro anni in più. E la stazione? Non finisce mai

L'aeroporto Willy Brandt di Berlino
L'aeroporto Willy Brandt di Berlino

Efficienti, precisi, inarrestabili. Pochi popoli in Europa godono della fama dei tedeschi, capaci come sono stati di risollevare la Germania dalle ceneri della Seconda guerra mondiale. Le autostrade, gli aeroporti, le ferrovie e le metropolitane hanno sempre suscitato l'ammirazione dei visitatori. Ma il mito è da sfatare perché anche la Repubblica federale conosce sprechi, cantieri senza fine e scelte sbagliate. L'ultima, ricordata dallo Spiegel, è la storia dell'aeroporto di Kassel-Calden nella centralissima Assia: costato 270 milioni di euro contro i 64 stimati e inaugurato la scorsa primavera, da ottobre lo scalo non vede un passeggero. Nella silenziosa attesa dei clienti, i 140 dipendenti continuano a recarsi al lavoro mantenendo aperta la struttura, ristorante compreso. Perdite previste a fine anno, oltre 6 milioni di euro; ritorno al profitto: mai. Impossibile a un'ora e mezzo di auto dall'hub di Francoforte (56 milioni di passeggeri internazionali) e a 180 km dallo scalo di Hannover (5,5 milioni).

Nella capitale, intanto, nessuno riesce a venire a capo del disastro di BER, l'aeroporto che due anni fa doveva mandare in pensione gli esistenti Tegel e Schönefeld. Impressionante per dimensioni e design, la struttura non riesce a superare il collaudo a causa di innumerevoli problemi tecnici come l'illuminazione impossibile da spegnere o l'antincendio difettoso. Risultato: un'inaugurazione parziale, forse, nel 2014 e l'avvio di tutta la struttura un anno dopo. Nel frattempo i costi hanno superato i 4,5 miliardi rispetto agli 1,2 previsti e si attendono cause milionarie delle compagnie aeree obbligate a rivedere i propri piano di sviluppo. Sul banco degli imputati la politica. Ossia la città di Berlino e la Regione Brandeburgo azioniste di BER, o la Regione Assia proprietaria di Kassel-Calden. «É più facile mandare avanti un cantiere sbagliato che chiuderlo», commenta Michael Cramer, eurodeputato dei Verdi e per quindici anni membro del Senato di Berlino. «Gli interessi dei costruttori e la voglia di popolarità dei politici - prosegue - spingono a impegnarsi in progetti impossibili, promettendo costi e tempi di realizzo fuori dalla realtà. Mancano poi delle sanzoni adeguate. A causa del disastro dell'aeroporto, il sindaco di Berlino Klaus Wowereit ha perso la faccia, ma è ancora lì. Quanto a Kassel, il progetto doveva creare lavoro, invece è l'ennesimo aeroporto in rosso; su 23 scali nazionali solo 6 realizzano profitti».

E la lista è ancora lunga. Questo fine settimana si inaugura a Lipsia il city tunnel voluto per smistare il traffico dei treni pendolari. Attesa per il 2009 con una spesa stimata di 572 milioni, la galleria è costata il doppio (960 milioni) per alcuni errori di progettazione tradotti in un aggravio per i cittadini del Libero Stato di Sassonia. Ma se Lipsia piange, Amburgo non ride. Nel 2007 la città anseatica decideva la costruzione dell'Elbphilarmonie, un'imponente struttura dedicata alla musica, 110 metri di vetro e acciaio appoggiati su una base di mattoni, tre sale da concerto, una piazza pubblica 37 metri al di sopra dell'Elba, e, ancora, un albergo a cinque stelle con annessi 45 appartamenti di lusso. Costo previsto: 240 milioni, metà dei quali a carico delle casse comunali. Consegna prevista nel 2010.

Finalmente, ironizzava sempre lo Spiegel, a novembre 2013 la struttura è stata inaugurata seppur in forma ridotta: è alta 85 centimetri e la si può ammirare per 19,50 euro da Miniatur Wunderland, una delle attrazioni turistiche di Amburgo. Per l'Elbphilarmonie vera e propria bisognerà aspettare almeno il 2017 con un costo ricalcolato in oltre 800 milioni a causa di errori di progettazione e di messa in opera.

Commenti
Disclaimer
I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica