Di Girolamo dà l'addio al Senato: poi va in cella

Palazzo Madama approva le dimissioni. Di Girolamo: "La mia non è una storia criminale, non ho portato in quest’aula l’indegnità della 'ndrangheta". Guarda il video. Al termine dell'intervento applauso del Pdl, protesta l'opposizione. In serata l'ormai ex senatore si è costituito

Di Girolamo dà l'addio al Senato: poi va in cella

Roma - Dopo che Palazzo Madama ha approvato le sue dimissioni Nicola Di Girolamo si è costituito alle forze dell'ordine. Indagato nell’ambito dell’inchiesta riciclaggio e accusato, tra le altre cose, di essere stato eletto con i voti della criminalità organizzata, per Di Girolamo si aprono le porte del carcere.

Senato, dimissioni accolte Girolamo non è più senatore della Repubblica. Palazzo Madama ha approvato le sue dimissioni con voto a scrutinio elettronico segreto: 259 i voti a favore, 16 contrari e 12 astenuti. Prima delle votazioni il senatore si è voluto difendere, in aula, leggendo il testo della lettera che ha indirizzato a Schifani. "La mia - ha precisato - non è una storia criminale". Ma dopo il suo intervento - e un applauso del Pdl ("solidarietà umana", precisa Giovanardi), esplode la bagarre in aula. Accuse e repliche. La tensione sale. Si discute anche su Raffaele Fantetti, colui che dovrebbe subentrare a Di Girolamo. "Avrà la residenza all'estero?" si domanda il capogruppo dell'Udc. Nuove polemiche all'orizzonte.

"Non sono Lucifero" "Vorrei dedicare due parole a quest’aula - ha poi aggiunto a braccio - a quest’aula per dire che è stata per me un’esperienza altissima. Non ho portato in quest’aula l’indegnità della mafia e della n’drangheta. Quella sera ho fatto circa 250 fotografie davanti a quella torta. Quel personaggio mi era stato presentato come un ristoratore. Anche voi avete fatto delle foto e non credo che avete chiesto i documenti a quelli che erano con voi. Vorrei ringraziare tutti coloro del gruppo. Non faccio nomi, visto che sono il Lucifero e l’untore. Credo che i colleghi sanno a chi è diretta la mia riconoscenza. Per loro stessa tutela non li chiamo per nome. Vale anche per i colleghi di opposizione con molti dei quali ho lavorato". "Gli italiani all’estero sono una realtà - ha detto Di Girolamno avviandosi alla conclusione - e parte di un circolo virtuoso. Con tutte le modifiche che ritenete opportune, considerate che gli italiani all’estero non posso essere ignorati".

Protesta in aula, seduta sospesa Tensione nell’aula del Senato. Il dibattito è infatti proseguito in assenza di tutti i senatori del Pdl, ad eccezione di Barbara Contini, impegnati in una riunione di gruppo. Questo ha causato le proteste di tutta l’opposizione e in particolare del Pd e dell’Idv. "Ieri - ha detto la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro - avevamo previsto che la vicenda Di Girolamo si sarebbe conclusa con un applauso e così è stato. Non potevamo prevedere però, nemmeno nelle ipotesi più pessimiste, che dopo l’applauso giubilare non uno dei colleghi di maggioranza restasse nell’aula".

Giovanardi: governo non può partecipare Il sottosegretario Carlo Giovanardi, presente durante l’intervento di Di Girolamo, ha preso la parola, ma non dai banchi del governo, per respingere le accuse che venivano dall’opposizione sulla mancata presenza di rappresentanti del governo nel dibattito. Giovanardi ha spiegato che quando si tratta di decisioni che rigurdano lo status dei senatori il governo in quanto tale non può partecipare né deve essere presente alla discussione. Per questa ragione ha svolto il suo intervento dai banchi della maggioranza. Giovanardi ha anche polemizzato con l'opposizione, nella sua veste di senatore, accusandola di aver trasformato un applauso di solidarietà umana a chi abbandona il parlamento con un gesto di valenza politica.  

Finocchiaro: via l'odg De Gregorio "Noi ora votiamo le dimissioni di Di Girolamo e votiamo a favore, ma dopo vogliamo votare la revoca dell’ordine del giorno De Gregorio". È quanto ha chiesto la capogruppo del Pd Anna Finocchiaro intervenendo prima delle votazioni.

Follini bacchetta Schifani "La maggioranza decide di assolvere se stessa archiviando il caso Di Girolamo". Così il presidente della Giunta per le elezioni e le immunità del Senato, Marco Follini, nel suo intervento in aula. "Ieri si è gloriato un pò impropriamente di aver impresso un’accelerazione a una vicenda" che invece si è rivelata come "il gioco delle tre carte e come tale si rivela". Il presidente Follini ha poi concluso il suo intervento ribadendo che sarebbe possibile "uscire da questa brutta vicenda con dignità e anche limpidezza se guardassimo agli errori fatti".

Gasparri: da voi niente lezioni Il Pdl si assume la responsabilità di votare le dimissioni di Di Girolamo, lo stesso dovrebbe fare l’opposizione che invece punta "sui cavilli". Lo ha detto il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, che ha attaccato l’opposizione: "Piano con il rispetto delle regole perché non so se tutti da quella parte dei banchi sono in grado di votare una cosa del genere... Abbiamo buona memoria anche noi, dall’Australia a Terlizzi, che Vendola non aveva conquistato. Non accettiamo lezioni".

Di Pietro: Cosentino è peggio "Oggi sono tutti addosso a Di Girolamo, ma perché Cosentino che ha un mandato di cattura per fatti più gravi sta lì?": questa la domanda con cui il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro risponde ai giornalisti. "Perché - domanda Di Pietro - nei suoi confronti non viene dichiarata la decadenza, perchè non si vota la sfiducia come noi abbiamo chiesto?. La risposta - afferma - è una sola: che unicamente quando si viene presi con le mani nella marmellata si finge ipocritamente di fare il proprio dovere. Altrimenti in questo parlamento e in questo governo la questione legalità viene messa sempre al secondo posto".

Proclamato senatore Fanetti "Dopo un lungo e acceso dibattito, la Giunta per le elezioni e le immunità parlamentari ha trovato una soluzione che consentirà di avere entro venti giorni una risposta sull’eleggibilità o meno di Raffaele Fantetti che dovrebbe subentrare a Nicola Di Girolamo". Lo annuncia il senatore del Pd Francesco Sanna, capogruppo in Giunta, dopo l’approvazione della risoluzione presentata dallo stesso Sanna. "La risoluzione - spiega il capogruppo del Pd - segnala al Presidente del Senato la necessità di prendere iniziative di tipo regolamentare o legislativo per superare la lacuna normativa che, con l’approvazione della legge elettorale vigente il cosiddetto porcellum, non vede esplicitamente disciplinato il fenomeno del subentro degli eletti nelle circoscrizioni estero". "Dopo i venti giorni di moratoria che la legge e il regolamento del Senato impongono per la presentazione di ricorsi da parte di eventuali contro interessati, la Giunta, esercitando i suoi poteri d’ufficio, esaminerà ed approfondirà i titoli di eleggibilità e i profili relativi alla residenza all’estero al momento della candidatura di Fantetti".

Polemiche sul successore
Raffale Fantetti subentra a Di Girolamo come senatore del Pdl per la circoscrizione Europa, come primo dei non eletti tra gli italiani all’ estero.

Ma il capogruppo dell’Udc Gianpiero D’Alia, subito dopo che il Senato ha accolto le dimissioni presentate dal Di Girolamo pone un problema di non poco conto: "Ci risulta che Fantetti sia un dipendente del ministero delle Politiche comunitarie. Può un dipendente del ministero avere la residenza all’estero?". 

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