Hiv, un premio contro la disinformazione

La corretta informazione è la prima arma contro l’Hiv. Ogni anno l’infezione fa registrare 4mila nuovi casi, colpendo sempre più le donne, gli eterosessuali maschi, gli adolescenti e gli immigrati, ma l’opinione pubblica continua sbrigativamente a bollarla come la malattia degli omosessuali e dei tossicodipendenti. Intervenire su questo corto circuito informativo è dunque il primo passo per limitare i danni del contagio. E da questa consapevolezza è nato il «Premio giornalistico Riccardo Tomassetti»: intitolato al giornalista scientifico romano scomparso l’anno scorso a 39 anni per un arresto cardiaco, il concorso è aperto a quanti, tramite carta stampata, tv, radio, agenzie e internet, si sono dedicati e si dedicheranno nei prossimi mesi alla divulgazione scientifica sull’Aids. Il termine ultimo per la consegna dei lavori è fissato per la fine di ottobre e per partecipare occorre non avere ancora compiuto il 35° anno di età. Le questioni che l’iniziativa intende mettere sotto i riflettori sono di estrema attualità: «Su 120mila sieropositivi in Italia - spiega Andrea Antinori, direttore del dipartimento clinico e di Ricerca clinica dello Spallanzani di Roma - solo 50mila pazienti sono in terapia. Una quota rilevante della popolazione infetta non lo sa, il che aumenta il rischio che l’infezione si propaghi e fa ritardare pericolosamente l'intervento terapeutico». Inoltre, fino al 50 per cento dei sieropositivi arriva tardi alla diagnosi, «riducendo l’efficacia dei nuovi medicinali», come ricordato da Stefano Vella, direttore del dipartimento del Farmaco dell’Istituto superiore di Sanità. Anche se oggi quelli in circolazione sono di gran lunga migliorati rispetto al passato, il virus Hiv scova sempre soluzioni efficaci per sfuggire alle terapie.

A maggior ragione l'informazione deve raggiungere tutti, soprattutto ai più giovani. Il premio (per tutte le info consultare il sito www.premiotomassetti.it) è un modo per ricorda e continuare in maniera efficace la sua lotta alla malattia e alla disinformazione.

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