
Le carceri italiane si confermano un colabrodo dove entra di tutto, la sinistra accusa il governo di immobilismo e chiede di svuotarle per evitare i troppi suicidi, l’esecutivo pensa invece a realizzare dei moduli prefabbricati per ampliare la capienza degli istituti.
Entro il 10 aprile con una procedura ristretta gestita da Invitalia sarà infatti possibile presentare delle offerte per realizzare questi 16 «blocchi detenzione trasportabili e smontabili» da 2 milioni di euro l’uno (gli stessi usati per realizzare i neo Cpr in Albania), prefabbricati in calcestruzzo, standardizzati e trasportabili, dotati non solo di celle 6 metri per 5, compreso un bagno di tre metri quadri, ma anche mini spazi comuni per biblioteca, barberia, sala psicologo e palestre, oltre a impianti di sicurezza avanzati, ciascuno progettato per accogliere 24 detenuti e aumentare la capienza delle carceri di appena 384 posti, al costo di circa 83mila euro l’uno. Si tratta di una soluzione edilizia già adottata in altri Paesi europei, anche se i posti in più sono pochi per scongiurare la soglia critica del sovraffollamento carcerario - che in alcuni penitenziari sfiora il 200% - sotto il 123%, con 62.165 detenuti per 51.323 posti, molti dei quali inagibili, soglia fissata dalla Corte europea dei Diritti dell’Uomo per evitare di sanzionare l’Italia. L’altro giorno c’è stato il 25esimo suicidio dall’inizio dell’anno nelle case circondariali eppure il ricorso alla detenzione domiciliare è aumentato: secondo i dati del ministero della Giustizia, in Italia, i condannati definitivi che stanno scontando misure alternative alla detenzione inframuraria erano 95.315, 10mila in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
La mappa prevede una distribuzione sostanzialmente uguale al Nord - cinque blocchi per 120 posti letto tra gli istituti di Alba, Milano Opera e Biella - sei blocchi e 144 posti tra L’Aquila, Reggio Emilia e Voghera e altri cinque al Centro-Sud (Frosinone, Palmi e Agrigento), anche se fonti penitenziarie riferiscono che a Ferrara ce ne sarebbe già uno da 80 posti già appaltato dal ministero dei Trasporti. L’iter è partito nel dicembre dell’anno scorso, si sa che gli ingegneri del Dap scelti dal commissario straordinario Marco Doglio e personale Invitalia stanno facendo dei sopralluoghi preliminari sui luoghi indicati per valutarne la fattibilità, si dovrebbe partire a maggio con i primoi 384 posti, destinati ad aumentare a 1.500, per collaudarli definitivamente nel 2026.
«A distanza di otto mesi dal decreto carceri del governo Meloni la situazione se possibile è peggiorata, del lavoro del commissario straordinario per l’edilizia carceraria si sa poco o nulla», è il comunicato autogol dei rappresentanti M5s nelle commissioni Giustizia della Camera e del Senato Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D’Orso, Carla Giuliano, Ada Lopreiato e Roberto Scarpinato. I grillini sono convinti che «i posti aggiuntivi, meno di 400, sono inadeguati e disumani».
Intanto a Bari un’operazione della Dda conferma che in carcere arrivano migliaia di telefonini grazie ai droni e che dal penitenziario napoletano di Secondigliano sarebbe partito l’ordine di uccidere un rivale del clan mafioso Misceo, legato alla zona di Noicattaro, Gioia del Colle, Triggiano, Capurso, Bari e Fasano. Agli indagati sono contestati una miriade di reati, dal traffico di stupefacenti a due tentati omicidi fino al trasferimento fraudolento di valori. La stretta del governo sull’allarme criminalità nelle carceri sta dando i suoi frutti, ci dice un sindacalista degli agenti penitenziari, proprio nel momento in cui sui giornali si accusa il sottosegretario alla Giustizia con delega al Dap Andrea Delmastro e il numero uno del Dap facente funzioni Lina Di Domenico, considerata dai sindacati una figura chiave per la stabilità del sistema.
Come aveva già scritto il Giornale, il sistema di autogestione finalizzato al recupero sociale ha fallito e ha penalizzato in primis proprio gli agenti, una deriva a cui lo stesso Delmastro sta cercando di mettere una pezza, osteggiato dall’opposizione per la sua recente condanna, la cui vera colpa è aver rivelato l’azione di indebolimento del 41bis - legittima - promossa dal Pd e spifferata dall'anarchico Alfredo Cospito ad alcuni boss. Prova ne sia il fatto che da quando è ripartita la stretta sulle otto ore fuori dalle celle anche per i detenuti in alta sicurezza sono diminuiti gli episodi di bullismo nei confronti dei più fragili, magari tossici in cella per pochi grammi. «La legalità aiuta a far sì che i detenuti deboli non siano ostaggio di mafiosi, e criminali veri», sottolinea una fonte penitenziaria.
Le voci degli agenti sono molteplici. Se il presidente del Consipe Mimmo Nicotra parla di «tentativo di destabilizzare gli sforzi significativi del governo per invertire la rotta», il segretario generale dell’Osapp Leo Beneduci lancia l’allarme: «Le strutture carcerarie si sono trasformate in veri e propri dispensari farmacologici per tossicodipendenti, sempre più persone con dipendenze scelgono deliberatamente di farsi arrestare per accedere a quei farmaci psicotropi che non riescono a ottenere attraverso i servizi territoriali».
E sulla reale capacità di «rieducazione» della pena è intervenuto in mattinata il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha portato il progetto «recidiva zero» (finanziato anche con fondi privati) nella commissione presieduta dalla senatrice a vita Liliana Segre che contrasta intolleranze, razzismi, antisemitismo e incitazione all’odio. «Dobbiamo portare il lavoro in carcere, ma soprattutto fuori - ha sottolineato il Guardasigilli - per eliminare il marchio di Caino che segue il detenuto una volta uscito dal carcere».
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