
Questa settimana il terzo posto del podio dei peggiori va ai nostalgici dei simboli del comunismo. Li troviamo a Genova dove ormai la campagna elettorale per le comunali è iniziata e il campo largo ha deciso di schierare Silvia Salis, ex martellista, vincitrice di svariati titoli e vicepresidente vicaria del Coni. Una civica, insomma, ma eccola partecipare ad un incontro in una sala dove sulla parete svetta un murale disegnato da alcuni esuli cileni con tanto di falce e martello in bella vista. Gratta gratta, la sinistra è sempre la stessa. Anche quando si nasconde nelle liste civiche. Scoppiata la polemica, il segretario metropolitano del Pd genovese, Simone D'Angelo, che all'incontro sedeva proprio accanto alla Salis, ha commentato così: "Non siamo così ingenui da non sapere che quel simbolo non sempre ha rappresentato la libertà, ma sappiamo che è stato il simbolo di tanti che hanno voluto la libertà in questo paese e in Cile". Per carità, ognuno la Storia la ricorda e la rilegge un po' come vuole. Ma falce e martello erano, sono e saranno il simbolo di un'ideologia che, anziché promuovere la libertà, la soffoca.
Al secondo posto troviamo la ghigliottina francese che, nell'anno del Signore 2025, decapita ancora la democrazia e lo fa a suon di sentenze. A farne le spese è Marine Le Pen, condannata a quattro anni di carcere e a cinque di ineleggibilità con effetto immediato. Le hanno così sbarrato la strada alle presidenziali del 2027 dove i sondaggi la vedono in testa con il 36%. È il metodo usato in passato, qui in Italia, prima con Silvio Berlusconi e poi con Matteo Salvini. E che vediamo oggi applicato in Romania contro Calin Georgescu e in Francia appunto contro la Le Pen. Ma la decisione di far fuori dalla politica il leader di un partito deve spettare solo e soltanto al popolo. Ci hanno, infatti, provato in America con Donald Trump ma non gli è andata bene. Ora comunque la parola passa ai francesi: è vero che non potranno più portare la Le Pen all'Eliseo, ma potranno farsi valere votando il Rassemblement National.
Il gradino più alto del podio va a Donald Trump. Lo abbiamo seguito ed applaudito quando ha intrapreso le sue battaglie contro l'ideologia woke, l'immigrazione clandestina e i tagli agli sprechi pubblici. Ma da liberali non possiamo che condannare la sua politica dei dazi che rischia di dare un brutto colpo alla nostra economia. Facciamo fatica a capire le ragioni e le finalità di questa scelta. E pure in ambito accademico non se ne trova uno solo pronto a dargli ragione. Ma, ammesso e non concesso, che riesca a raggiungere i propri obiettivi a livello nazionale (e questo lo vedremo solo tra qualche tempo), qui a casa nostra potrebbe creare non pochi problemi ad alcuni settori. I dazi, comunque, non sono una catastrofe. Abbiamo attraversato periodi peggiori.
È importante, però, che ora non si intraprenda una guerra commerciale che finisca solo per peggiorare la situazione. Ogni crisi può infatti essere un momento di svolta. Non resta che vedere se l'Europa sarà capace di farsi trovare pronta o, come troppo spesso accade, rimarrà al palo a guardare.- dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
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