Un Paese senza opposizione

Una sconfitta senza appello. Il centro-sinistra ha perso dappertutto, o quasi

Un Paese senza opposizione
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Una sconfitta senza appello. Il centro-sinistra ha perso dappertutto, o quasi. Se fossimo in Spagna la Schlein si sarebbe dimessa come Pedro Sanchez, non da Premier, visto che non è al governo, ma dal partito: questa tornata di elezioni amministrative dimostra, infatti, che è proprio la ricetta di Elly ad essere sbagliata, a non avere «effetto» per un'ipotetica coalizione di centro-sinistra perché alla fine dei giochi, di tutte le congetture, dei discorsi planetari sul bene e sul male il voto di domenica dimostra che il Paese è senza opposizione. Il Pd si è ridotto a contendere qualche punto di percentuale ai grillini, ma su questa linea ha abbandonato ogni ambizione di governare l'Italia. Per vincere il derby a sinistra la Schlein ha impresso al suo partito una svolta radicale che l'ha allontanata dalla stanza dei bottoni delle amministrazioni locali, ma probabilmente anche da quella del governo nazionale. Perché è un profilo che non ha l'appeal necessario per essere il perno di uno schieramento competitivo. Non per nulla in una delle poche città in cui si è imposto il centro-sinistra, cioè la Vicenza del profondo Veneto, il nuovo sindaco Giacomo Passamai ha pregato in campagna elettorale la leader del Pd di non farsi vedere.

È un'analisi spietata, me ne scuso, ma vera. Che nulla toglie ai meriti della coalizione di centro-destra, che alla fine appare come l'unica opzione possibile per il governo del Paese. Del resto se dall'altra parte ti trovi uno schieramento diviso che parla solo dei diritti (Lgbt, migranti, utero in affitto) e ha una proposta economica che ha il sapore di un tuffo nel passato con patrimoniali di ogni tipo, è evidente che c'è poco da scegliere. Si assiste ad una corsa in solitaria del centro-destra, con i presunti competitor relegati ai bordi della pista. Ad una sorta di autoemarginazione delle opposizioni che non sono in grado di mettere in piedi uno schieramento credibile e si affidano solo a campagne in cui paventano il pericolo immaginario (e strumentale) di un possibile ritorno al fascismo. O gridano al regime solo perché gli hanno tolto il potere che fu e che si sono tenute ben stretto per decenni e decenni in Rai. Pure nel fare opposizione ci vuole stile. E, soprattutto, devi avere una proposta alternativa convincente che sicuramente non c'è se per allearti con Toninelli ti perdi Cottarelli.

Insomma, i nodi a sinistra sono venuti al pettine prima del tempo. E magari sorge il dubbio che a scegliere la Schlein non sia stato il popolo di centro-sinistra, ma minoranze organizzate, con un forte imprinting identitario, capaci di vincere le primarie ma non di portare alle urne gli elettori. Quelli veri.

Non è una provocazione, ma lo spunto per una riflessione che nasce dalla percentuale deprimente (e preoccupante) dei tanti che hanno disertato il voto. In fondo l'assenza di un'opposizione credibile non fa bene neppure alla democrazia.

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