Le Province contro il governo

Il decreto del governo sul riordino delle province ha scatenato polemiche da Nord a Sud e ha riacceso le rivalità: sindaci e cittadini non ci stanno

Le Province alzano le barricate. Non vogliono sparire né essere accorpate. Il riordino varato dal governo, in linea con la spending review, ha scatenato la protesta. Da Nord a Sud. Si passerà da 86 a 51 province nelle Regioni a statuto ordinario, comprese le dieci città metropolitane. L'esecutivo dei tecnici tira dritto.

Il ministro della Pubblica Amministrazione, Filippo Patroni Griffi, ha spiegato che la "riduzione è un processo irreversibile" e che il governo "si è mosso tra spinte al mantenimento dello status quo e spinte alla cancellazione totale". Ma al momento le spinte che si sentono di più sono le prime.

"Le vere sconfitte sono Pisa e Siena, che si sono incanalate in binari morti che le vedranno entrambe penalizzate, dal momento che quasi certamente perderanno lo status di capoluogo", ha affermato il sindaco di Volterra (Pisa), Marco Buselli.

"Ora il decreto governativo cancella la provincia di Terni senza che i soloni della sinistra umbra
siano riusciti a definire uno straccio di soluzione alternativa con il conseguente drammatico impoverimento di servizi a Terni"
ha tuonato Maurizio Ronconi dell'Udc.

Il ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri ha spiegato che è “venuto il momento in cui i campanilismi possano essere superati. Senza forzature, naturalmente, e ascoltando ogni proposta”. Le proteste però continuano a farsi sentire.

"Una vera e propria farsa" ha definito il nuovo riordino la vicepresidente della Regione Calabria, Antonella Stasi, spiegando che "si tratta di un percorso che non porta nulla di buono a cominciare dall'unità politica".

"A parte gli aretini e il governatore Enrico Rossi, oggi è una giornata di lutto per i toscani" hanno commentato i consiglieri regionali di "Più Toscana", Antonio Gambetta Vianna e Gian Luca Lazzeri, spiegando come "i cittadini toscani ci rimetteranno da questa folle riorganizzazione che vede
praticamente due aree vaste più Arezzo e la fusione di Siena e Grosseto"
.

"Questo governo ci sta facendo litigare in tutte le città d’Italia perché pur di salvare se stesso e la sua anomala maggioranza, vorrebbe far passare una quanto strana e complicata manomissione degli assetti istituzionali gravando sulle territorialità senza aver previsto un piano alternativo" chiosa il coordinatore provinciale dell’Italia dei Valori di Prato, Salvo Ardita.

Rimanendo in Toscana, Andrea Pieroni, presidente della Provincia di Pisa e di Upi Toscana ha dichiarato che si tratta di "una riforma confusa, pasticciata e sbagliata, che scarica sulla Toscana gli elementi di maggiore criticità".

Nella Regione Toscana, uno dei problemi principali è rappresentato dall'accorpamento di Pisa e Livorno, due città che dire che non si sopportino è un eufemismo. Ancora irrisolto un punto focale: chi sarà capoluogo? Pisa o Livorno? Pare comunque che ad avere la meglio sarà la città più popolosa delle 4 che saranno unite, quindi Livorno.

Il presidente della Provincia di Latina, Armando Cusani è ancora più netto: "Non è questa la riforma istituzionale di cui il Paese ha bisogno: questo è solo l’ennesimo succedaneo, inadeguato e capace di produrre solo ulteriore inefficienza e fonti di spreco. Le nuove circoscrizioni che nasceranno dalle ceneri dell’accorpamento avranno dimensioni ingestibili da parte di una governante lontana dalla gente. Nel Lazio si genererà una maxi provincia da 1.053.859 abitanti, distribuiti su 124 comuni insistenti su 5.495 chilometri quadrati, pari alla regione Liguria".

“Il governo ha salvato le province di Sondrio e Belluno perché territorio montano. E la provincia di Isernia com’è? Marittima?” dichiara il presidente della Provincia della città molisana, Luigi Mazzuto.

“Rileviamo con grande delusione che il varesino Mario Monti non riesce a cogliere l’assurdità di accorpare una provincia di quasi un milione di abitanti come la nostra di Varese, senza tenere minimamente conto delle sue peculiarità”, ha denunciato il presidente della Provincia di Varese Dario Galli.

Anche Renzi contro il riordino delle province: "È stato creato un complesso gioco di scatole che ci metteremo 15 anni per capire come funziona, spendendo più soldi per la carta intestata che per la riorganizzazione. Non sono d’accordo perché c’è bisogno di una semplificazione burocratica”.

Le proteste si sono fatte sentire in tutta Italia. Dalla Puglia all'Abruzzo passando per la Campania. Il presidente della Provincia di Perugia Marco Vinicio Guasticchi parla di “solita politica dei ‘pannicelli caldi’”. Di norma "devastante" parla Cosimo Sibilia, presidente della provincia di Avellino (accorpata a Benevento).

Una delegazione di sindaci, consiglieri comunali e provinciali del territorio di Crotone ha consegnato al presidente Napolitano una lettera in cui si sottolinea che “il prospettato riordino degli enti intermedi è sentito per i 180 mila abitanti della provincia di Crotone come una vera e propria soppressione di fondamentali prerogative, circostanza che rischia di trascinare il nostro già martoriato territorio indietro di venti anni”.

Contro l’accorpamento di Prato, Pistoia e Firenze si è schierato Filippo Bernocchi, assessore del Comune di Prato e membro dell’ufficio di presidenza Anci. “Non ha alcun senso logico, istituzionale o economico immaginare una Città metropolitana (Firenze) con un’estensione così ampia” (cioè insieme a Prato e Pistoia) e contro questo scenario sollecita il governo a “rivedere la propria posizione in Parlamento”.

Il tono del presidente della Provincia di Monza e Brianza Dario Allevi sembra rassegnato: “Abbiamo impegnato 30 anni per staccarci, tagliare il cordone di una politica milanocentrica e ora siamo di nuovo al punto di partenza, ma non ci arrenderemo".

Il presidente della

Provincia di Viterbo Marcello Meroi. “È un provvedimento ridicolo che non cambia nulla, ma che per 11 mesi costringe i presidenti delle Province a sommare le funzioni di tutti gli assessori".

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