"Rottamazione di un grande vecchio". L'affondo del generale su Prodi

Il Professore come Dino Zoff negli anni Settanta, la nuova tranquillità di Elly Schlein e di Meloni davanti alla "manifesta inadeguatezza"

"Rottamazione di un grande vecchio". L'affondo del generale su Prodi
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Il generale Carmelo Burgio ha la penna affilata e le sue incursioni nell'attualità, anche politica, diventano spunti di riflessione brillanti nel dibattito popolare. Dopo aver dato una lezione di stile e buon senso a Luciana Littizzetto, il generale dei Carabinieri ha affidato alla Gazzetta di Lucca un nuovo scritto in cui ragiona sul comportamento di Romano Prodi, che nelle ultime due settimane ha bruciato la reputazione di uomo mite che lo aveva accompagnato per tutta la sua carriera politica. Non solo ha afferrato per i capelli la giornalista di Rete 4, Lavinia Orefici, ma ha avuto uno scatto d'ira anche con un'altra giornalista, Rebecca Pecori, fermato solamente dalla guardia del corpo. Burgio fa un parallelismo illuminato tra il Prodi di oggi e Dino Zoff degli anni Settanta, ricordando che il "Portierone" è stato "poco in panchina, eppure prima dei mondiali del Messico del 1970 perse il posto di titolare a favore di Ricky Albertosi, allora al Cagliari, per via della sciagurata amichevole in Spagna, pareggiata 2 a 2 dopo essere stati in vantaggio 2 a 0".

Essere infilato per due volte consecutive dal proprio portiere non è frequente, eppure accadde quello a Messico 70. L'Italia poi recuperò, giocò l'incredibile partita contro la Germania, la più bella, la partita del secolo, ma si fermò in finale contro il Brasile. Quel Mondiale, ha ricordato il generale, "dette il destro al grande Giorgio Gaber per comporre una canzoncina sulle mosse di una samba lenta, che inanellava i nomi dei calciatori - Domenghini e Mazzola … Boninsegna … De Sisti … Riva … - fino a citare coloro che, come Rivera, facevano panchina con Zoff". Cosa c'entra questo con Prodi è lo stesso Burgio a spiegalo quando scrive che "a quello m’è venuto da pensare nel continuare a ricevere spezzoni di moviola relativi alla tiratina di capelli del fu prode Prodi. Al di là della tiratina, se c’era o meno, del negare pure di fronte all’evidenza come si fa in area di rigore, a me sembrava “’na strunzata”, sempre per scomodare quelli del mitico e ormai andato “Drive In” berlusconiano".

In quella manciata di secondi, forse nemmeno due, in cui Prodi tiene stretta la ciocca di capelli di Orefici tra le sue dita, "s’era consumata l’ennesima rottamazione di un grande vecchio della politica: Fassino fra 'balocchi e profumi' nel Duty Free Shop aeroportuale, e ora Prodi per vanità". Vada, quindi, prosegue il generale, "in panchina, il Mortadella, ch’è meglio. Con o senza cagnolino e giardinetti. Elly, conquistato lo scettro del potere del Pd, si sarà fregata le mani". Nelle ultime due settimane è completamente svanita la possibilità che uno dei "grandi vecchi" possa rifarsi sotto per commissariarla, per creare un nuovo Ulivo con gli antichi splendori. "Con la deriva assunta dal Pd fra immigrati, LGBTQ+, alleanze con AVS e Potere al Popolo, con lo strascico fatto di Soumahoro, Salis, picchiatori da strada mascherati e incappucciati, ci voleva solo uno come Romano per alimentare la speranza di innestare una pianta d’ulivo nel roveto. Onestamente altri che siano credibili in questo ruolo, non ne vedo, la stagione di Renzi è finita", scrive ancora il generale.

Prodi è stato iper presente in quest'ultimo anno, "il suo apparire e farsi intervistare qua e là, in quest’ultimo anno, è frutto di questa nostalgia per il potere, non certo in chiave di sostegno per Elly: troppo diversi l’ha fatti il destino. Sperava, ma non aveva fatto i conti con l’imperioso oste Chronos: il Tempo". E allora, scrive il generale nella sua riflessione, "quella voce impastata, quegli occhi che – nel rispondere – vagavano sugli astanti quasi a cercare sostegno, quell’irritarsi perché la domanda della retequattrista Lavinia Orefici non era concordata – e a risentirla con un filo di serenità non era manco troppo provocatoria – e non era quella che voleva, quella tiratina di capelli tanto simile a quella d’orecchi del maestro delle elementari dei suoi tempi, e anche dei miei, hanno dato alla Elly la prova che nessuno le darà fastidio". Un'analoga tranquillità ha pervaso anche il "Presidente del Consiglio, per la quale solo una credibile proposta di grande centro con un po’ di sinistra, potrebbe far paura. Ma in atto non esiste.

Ora che l’elettore medio, quello con la testa sulle spalle, pragmatico e impietoso, ha capito che c’è qualcun altro da rottamare, per manifesta inadeguatezza secondo solo a Sleeping Joe Biden, a destra si sta più tranquilli".

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