L'astronomia e i suoi strumenti prima e dopo Galileo

Simposio scientifico a Venezia (Isola di San Servolo) dal 28 settembre al 3 ottobre 2009

Venezia per una settimana sarà capitale dell'astronomia mondiale. Dal 28 settembre al 3 ottobre, nell'Isola di San Servolo si daranno convegno storici della scienza e astronomi del più autorevole consesso astronomico internazionale: l'International Astronomical Union (IAU). L'Unione Astronomica Internazionale, fondata nel 1919, è l'organizzazione di cui fanno parte poco più di 9000 astronomi professionisti di tutte le nazioni del mondo. Il suo compito è quello di promuovere e salvaguardare la scienza dell'astronomia in tutti i suoi aspetti mediante la cooperazione internazionale. L'IAU è inoltre l'autorità riconosciuta per l'assegnazione dei nomi ai corpi celesti come ad esempio stelle, pianeti, asteroidi, comete. Tutte le attività dell'IAU, scientifiche ed educative, sono organizzate da 12 Divisioni scientifiche che operano mediante 40 Commissioni specializzate in tutte le branche dell'astronomia e mediante i rispettivi 71 gruppi di programmazione e di lavoro: il simposio veneziano è stato promosso dall'Historical Instruments Working Group dell'IAU e dalla Commissione 41 per la storia dell'astronomia di cui fa parte.
Nell'Anno Internazionale dell'Astronomia l'IAU ha dunque scelto l'Italia, e Venezia in particolare, per il più prestigioso degli omaggi a Galileo e alla città che fu protagonista e testimone dei fatti che portarono alla costruzione del cannocchiale galileiano, alle straordinarie scoperte astronomiche, come ci narra il grande scienziato nella sua opera Il Saggiatore.
E proprio a «L'astronomia e i suoi strumenti prima e dopo Galileo» che saranno dedicate le relazioni che studiosi da tutto il mondo intitoleranno idealmente a Galileo come paradigma di passaggio tra un vecchio e il nuovo modo di affrontare la ricerca nelle scienze.
«Con questo convegno, di carattere interdisciplinare,- afferma Luisa Pigatto, docente di astronomia storica all'Università di Padova e che presiede il comitato scientifico internazionale assieme al prof. Clive Ruggles esperto di archeoastronomia dell'Università di Leicester, si intende mettere in risalto il cammino percorso dall'umanità nell'approfondire le conoscenze del cielo mediante la costruzione di monumenti ed edifici, con l'ausilio di sempre nuovi strumenti matematici e meccanici: fu in questo modo che nacque l'astronomia scientifica».
Un importante appuntamento di questo convegno, patrocinato dall'Unesco, è quello dedicato alla presentazione del progetto Unesco «Astronomy and World Heritage Initiative» che ha portato alla sigla dell'accordo IAU - UNESCO nello scorso ottobre 2008. Questo tema è parte integrante dell'Anno Internazionale dell'Astronomia 2009. L'accordo ha lo scopo di favorire un programma di ricognizione e tutela del patrimonio culturale di tutto il mondo che costituisce testimonianza dello sviluppo dell'astronomia in diversi contesti culturali e in varie epoche. Si tratta, spiega Luisa Pigatto, di un problema molto serio, soprattutto per quanto riguarda gli Osservatori astronomici costruiti negli ultimi quattro secoli, ma non solo: molto spesso questi luoghi della ricerca e del sapere scientifico rischiano di essere stravolti dalle necessità del rinnovamento tecnologico e dalla necessità di nuovi spazi per la moderna ricerca. Così ambienti nati per contenere determinati strumenti vengono abbattuti o comunque pesantemente modificati per ospitarvi quanto di nuovo propone, in termine di strumentazione, la tecnologia scientifica. Un rinnovamento tecnologico del tutto giustificato ma che, se inserito in ambienti storici, come spesso sono gli antichi Osservatori, cancellano testimonianze di storia della scienza che non potranno più essere recuperate. Attualmente, tra gli antichi e prestigiosi Osservatori astronomici europei solo il Royal Observatory di Greenwich, come parte del National Maritime Museum di Greenwich-Londra, è nella lista dei beni tutelati dall'Unesco.
Un evento speciale è riservato ai convegnisti nel prestigioso Archivio di Stato di Venezia. Qui avranno la possibilità di vedere esposti tutti insieme i documenti originali riguardanti Galileo e il suo rapporto con lo Stato veneziano durante i diciotto anni di attività del grande scienziato come professore di matematica all'Università di Padova. La straordinaria esposizione è curata dalla dott.ssa Michela Dal Borgo dell'Archivio di Stato.
In occasione del Simposio, prima a San Servolo e successivamente a Palazzo Zorzi, sede veneziana dell'Unesco, e ancora dopo ad Asiago (dove hanno sede i grandi telescopi dell'Inaf Osservatorio Astronomico di Padova e dell'Università di Padova) verrà allestita una mostra intitolata «Galileo, Venezia e la Luna»
«Con questa mostra - chiarisce Luisa Pigatto - si intende illustrare, attraverso belle immagini dei secoli XVI e XVII e foto recenti, i luoghi (alcuni dei quali scomparsi) frequentati a Venezia da Galileo in quei diciotto anni in cui fu pubblico professore all'Università di Padova. Vengono mostrati i disegni della Luna che Galileo eseguì quando nell'autunno del 1609, rivolgendo il cannocchiale al nostro satellite, per primo scoprì, dal gioco di luci e ombre, che la Luna non era liscia e perfetta come si era creduto per quasi duemila anni.

Vengono illustrati esemplari delle numerose e belle mappe della Luna che si susseguirono nel Seicento, nel Settecento e nell'Ottocento - un vero e proprio percorso di evoluzione della cartografia lunare strettamente legato al perfezionamento delle ottiche per cannocchiali, e conclusosi in epoca moderna con i grandi atlanti fotografici della Luna e foto in diretta della superficie lunare».
L'ingresso alla mostra sarà gratuito.

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