Mattoni in saldo a Roma: così Veltroni ha svenduto 700 immobili da sogno

Il Comune ha alienato agli inquilini a prezzi anche inferiori del 75% a quelli di mercato Mancati introiti per milioni di euro

Mattoni in saldo a Roma: così Veltroni ha svenduto 700 immobili da sogno
Roma - Un vero e proprio tesoro letteralmente svenduto dal comune di Roma. Una specie di saldo dell’immobile di prestigio organizzato dal Campidoglio. Stiamo parlando dei beni alienati in seguito alla delibera comunale numero 139 del 10 dicembre 2001. Sono 690 le unità immobiliari coinvolte e tutte di gran pregio. Da viale Trastevere, a via del Governo Vecchio, da viale Mazzini a piazza della Rotonda. Non mancano poi piazza Navona, via dei Coronari e corso Rinascimento. Il meglio della capitale, insomma. Tutti appartamenti venduti, anzi letteralmente regalati, a chi aveva l’opzione perché affittuario a equo canone.

Il raffronto è semplice. Nel lungo elenco preparato dalla società Risorse per Roma, che si occupa delle dismissioni per conto del Campidoglio, infatti, appare il valore stimato e il «prezzo di realizzo», ovvero quanto ha incassato il comune dalla vendita. Qualche esempio. Chi ha potuto acquistare l’appartamento in via del Colosseo 62 ha risparmiato quasi 200mila euro. Il costo sul mercato, secondo Rpr, era di 603mila euro; la vendita, invece, è stata per 422mila. «Sconto» ancora maggiore per chi è riuscito a portarsi a casa l’immobile di via di Santo Stefano del Cacco 26, dietro piazza del Collegio romano. Acquistato a 694mila euro, l’immobile ha un valore di mercato pari a un milione e 44mila euro. Ma il top è stato raggiunto in piazza Margana 24, in pieno Ghetto ebraico, a due passi da piazza Venezia e via del Teatro Marcello. Otto gli immobili finiti sul mercato. Ed è qui che si realizzano i migliori affari per gli inquilini (e, di converso, i peggiori per il Campidoglio). Un appartamento a fronte di una stima di 822mila euro, è stato svenduto ad appena 546mila euro. Su un altro lo sconto è stato di 465mila euro, un milione e 388mila euro il valore, 923mila euro la vendita. Un terzo, valutato un milione e 600mila euro, è stato assegnato a un milione e 66mila euro. Sempre in zona, in piazza delle Cinque scole 31, l’affittuario si è tenuto in tasca 100mila euro (318mila gli euro stimati contro i 211mila entrati nelle casse comunali).

E l’elenco potrebbe andare avanti a lungo. L’immobile di via Monte della farina 12 invece dei 445mila di valore, secondo gli esperti di Rpr, ha fruttato al Campidoglio appena 274mila euro. Affari anche in via Giuseppe Andreoli 12 dove invece di 446mila l’acquirente ne ha spesi solo 265mila.

Dovevano essere 1.500 le unità immobiliare alienate secondo le intenzioni del Campidoglio in seguito alla delibera 139. La prima scrematura ne ha ridotto il numero a 1.330. Ma è la nuova delibera del consiglio comunale, la 47 del 2004, a fissare definitivamente il numero degli alloggi cartolarizzati a 700 unità.

Di tutta evidenza quanti soldi ha perso il comune di Roma in questo modo. Milioni di euro in mancati introiti. E anche in questo caso il raffronto è semplice. Gli alloggi non opzionati, infatti, sono finiti all’asta. E anche questa volta il prezzo di vendita non rispecchia il valore stimato da Risorse per Roma. Ma, in questo caso, non lo rispecchia perché lo sottostima pesantemente. E i dati più interessanti arrivano confrontando gli alloggi dello stesso immobile. Così l’unico appartamento di piazza Margana 24 finito sul mercato libero è stato venduto a più del doppio di quanto stabilito da Rpr: 521mila euro contro 235mila. Stesso discorso per via Santo Stefano del Cacco 26. Se l’inquilino aveva risparmiato mezzo milione di euro, chi ha comprato l’immobile vicino ha sborsato 673mila euro, 193mila in più di quanto valutato dagli esperti.

Riassumendo, chi ha comprato da affittuario ha pagato la metà della stima, chi ha acquistato all’asta, invece, ha sborsato il doppio. Il guadagno per i primi, e la conseguente perdita per il Comune, dunque, è stata enorme. Gli opzionanti, infatti, hanno pagato gli appartamenti, in media, un quarto del loro reale valore di mercato.
Guardiamo qualche altro esempio. L’alloggio in via dei Coronari 234, finito all’asta, ha avuto un rialzo pauroso. Secondo Risorse per Roma valeva 520mila euro, per chi l’ha acquistato, invece, si poteva benissimo spendere un milione di euro in più: 1.520mila euro il prezzo finale.

In via del Gonfalone 31, dietro via Giulia, il rilancio sulla base d’asta ha portato il costo finale per l’acquirente a 1.905.000 euro (più 637mila euro sul valore). Chi si è aggiudicato l’immobile non residenziale in vicolo Moroni 2 ha sborsato 324mila euro in più (1.920.000 euro rispetto al 1.596.000 stimati).

Ultima notazione. All’asta è finito appena il 17,24 per cento dei 690 immobili messi in vendita. Ed è solo su questa piccola parte, purtroppo per i cittadini romani, che il Campidoglio ha avuto un discreto guadagno. Nella maggior parte dei casi, come detto, solo regali agli affittuari.
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