La Lombardia con Draghi torna al centro della scena

Con nove ministri (fra tecnici e politici) nel governo il cuore produttivo del Paese è di nuovo protagonista

La Lombardia con Draghi torna al centro della scena

Giancarlo Giorgetti sarà allo sviluppo economico, l'ex assessore regionale leghista Massimo Garavaglia andrà al turismo, Mariastella Gelmini dopo 10 anni torna ministro (stavolta alle autonomie), il lodigiano Lorenzo Guerini (Pd) viene confermato alla difesa ed Elena Bonetti (Iv), nata ad Asola (Mantova) e docente a Milano, resta alle pari opportunità. Poi si segnala la nomina di due tecniche di grande prestigio: nel delicatissimo ministero della Giustizia Marta Cartabia, presidente emerita della Corte costituzionale e docente alla Bocconi, all'Università Maria Cristina Messa, che ha iniziato da ricercatrice al San Raffaele ed è stata rettrice della Bicocca, prima donna a guidare un ateneo milanese. E ancora, ministro dell'Innovazione tecnologica sarà il manager Vittorio Colao, che è bresciano di nascita, ha fatto studi proprio alla Bicocca e ha lavorato per dieci anni alla «McKinsey» di Milano prima di passare a Omnitel e Vodafone. E sarà ministro alla Transizione ecologica un altro milanese di nascita: il fisico Roberto Cingolani.

Al di là dei nomi - che fra politici e tecnici sono davvero molti - il peso specifico della più popolosa e produttiva regione italiana sembra molto elevato. E se si considera il recente «tagliando» della giunta regionale, e un'Europa finalmente concentrata sulla ripresa di un'economia finalmente espansiva, le condizioni per un nuovo protagonismo lombardo ci sono tutte, perfettamente allineate come non succedeva da molti anni a questa parte.

Non è un mistero che i due esecutivi guidati da Giuseppe Conte, così condizionati dal Movimento 5 Stelle, avessero un baricentro politico geografico diverso. E infatti nel primo, lo scontro sulle infrastrutture lombarde era all'ordine del giorno e la Lega ha dovuto sudate sette camice per portare a casa le Olimpiadi invernali 2026. Nel secondo poi, il baricentro si è spostato ancora. E il cosiddetto «partito del Pil» si è trovato ancora più a disagio.

Adesso tutto sembra poter cambiare. Il governo guidato dall'ex governatore della Bce nasce sicuramente più vicino a un mondo produttivo che è stato decisivo nel farlo nascere. Forza Italia da mesi chiedeva una soluzione di questo tipo. E anche nella svolta di Matteo Salvini hanno influito in modo deciso gli umori dello storico blocco sociale leghista. I ceti produttivi del Nord vedevano - e vedono - in Draghi una speranza di ripresa, e questi umori sono stati puntualmente registrati dalle antenne che la Lega ha, ben salde, in questi mondi e in questi territori, a partire dall'assessore alle Attività produttive Guido Guidesi. Ma anche i governatori delle Regioni del Nord hanno accolto con favore il passaggio dal Conte 2 al governo Draghi. Anche Attilio Fontana.

Nel frattempo la Lombardia, col recente rimpasto che ha visto entrare in giunta Letizia Moratti e lo stesso Guidesi, ha già svelato l'intenzione di giocare più «all'attacco», e di farlo subito, nella partita delle riaperture di negozi e pubblici esercizi. E la stessa chiamata di Guido Bertolaso e la sua accelerata sui vaccini hanno dato il senso di una squadra più forte e più attrezzata anche nel difendere le imprese lombarde.

Inutile dire che fondamentale sarà l'impiego dei consistenti fondi europei del «Next generation Eu», 209 miliardi che gli imprenditori vorrebbero indirizzare il più possibile verso la ripresa, le infrastrutture e l'innovazione.

Per ora, avallando l'operazione che ha portato Draghi a Palazzo Chigi, il centrodestra più «europeo» e più radicato nelle regioni del Nord si è sintonizzato una volta di più su un blocco sociale fortemente integrato col resto dell'Europa e ansioso di una svolta. E a quanto pare dai sondaggi, questa scelta è stata subito compresa e gradita dal suo elettorato.

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