A profughi, rom e clochard 15 milioni di euro senza gara

Dall'affitto dei container ai posti letto per ex tossicodipendenti I soldi dati in 18 mesi da Palazzo Marino con trattativa privata

Egregio direttore,

mi vedo costretto a smentire categoricamente quanto pubblicato dal Giornale («Il Comune ha le casse vuote ma per i profughi i soldi ci sono»). Nemmeno un euro delle risorse comunali è stato impiegato nell'emergenza profughi per la quale sono stati utilizzati fondi esclusivamente statali. È falso che siano stati spesi «5 milioni e 400mila euro di fondi comunali». Ed è falso il titolo «In due anni Palazzo Marino ha speso 12 milioni per l'assistenza» che induce a pensare a una scelta dell'Amministrazione di stanziare milioni di euro per i profughi «sottraendoli» ai milanesi («E i milanesi? Forse Pisapia e Majorino non si sono accorti dei pensionati che frugano nelle pattumiere», riprendendo una dichiarazione del consigliere De Corato). Palazzo Marino aveva diffuso un comunicato stampa dove per l'ennesima volta si ricordava come per l'emergenza profughi il Comune utilizzi esclusivamente fondi di provenienza statale. Peraltro, nella stessa nota ricordavo che il 9 settembre 2010 nella seduta di Giunta presieduta dal Sindaco Letizia Moratti, il Comune approvava (delibera 2520/2010), con il voto dell'allora vicesindaco De Corato, le linee guida per la definizione di un avviso pubblico per l'offerta di servizi di accoglienza. Il provvedimento indicava come beneficiari persone tra i 18 e i 60 anni (genericamente indicati come adulti in difficoltà) italiani o stranieri in situazioni di difficoltà economica, predisponendo servizi di pronto intervento, accoglienza in piccole strutture a carattere comunitario e accoglienza in appartamenti. Questo è uno dei provvedimenti tuttora in atto per dare sostegno agli adulti in difficoltà, che sono cittadini residenti a Milano, italiani o stranieri, e per cui sono utilizzate risorse del Comune per 293mila euro con cui l'Amministrazione ha provveduto al mantenimento di Servizi comunali, lo sottolineo nuovamente, per gli adulti in difficoltà e che sono altra cosa dagli interventi di emergenza realizzati con il Terzo settore in soccorso dei profughi e che lo Stato ha sostenuto finora con 11 milioni di finanziamento, propri e vincolati, parametrati al livello di emergenza affrontato.

Assessore al Welfare

Prendiamo atto della distinzione tra «fondi esclusivamente statali» e «fondi comunali» destinati dal Comune ad extracomunitari. Confermando la denuncia di pensionati italiani che a Milano per mangiare frugano nel pattume dei mercati.

GdF

Lo strano caso degli 1,8 milioni di euro assegnati nel 2014 dall'assessorato al Welfare senza gara pubblica, sollevato un paio di settimane fa da Riccardo De Corato e raccontato dal Giornale , era una goccia nel mare. Da allora il settore ha dovuto fornire al consigliere Fdi molto altro materiale, la lista (quasi) completa dei fondi assegnati con determina, ossia con il sistema della trattativa privata o l'invito a presentare un preventivo ad una cerchia molto ristretta di imprese o associazioni. De Corato ha voluto andare più a fondo sulla vicenda dell'abuso di affidamenti diretti sollevata per primo dal presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone. A fine aprile l'esponente del governo aveva inviato una diffida. Una richiesta ufficiale di atti su 2,5 milioni di euro assegnati tra 2013 e 2014 a decine di enti e associazioni fuori gara. Ed esaminando lo scatolone delle 149 determine ricevute in questi giorni (manca ancora una fetta grossa dei contributi statali distribuiti per l'emergenza profughi) il consigliere di centrodestra ha scoperto che solo tra gennaio 2014 e i primi sei mesi del 2015, ammontano a quasi 15 milioni di euro (per l'esattezza, 14.809.488,62) i soldi, spesso statali e vincolati ad una specifica emergenza - rom, stranieri in difficoltà, profughi siriani - o per accogliere i senzatetto gli ex malati di Aids, assegnati senza bando.

Intanto, «che siano soldi dello Stato o comunali poco cambia» puntualizza De Corato, «è pazzesco che cifre di tali dimensioni, e solo nell'ultimo anno e mezzo, possano essere gestite in maniera autonoma dal settore senza coinvolgere nemmeno la giunta. Nella lista degli assegnatati ricorrono sempre le stesse associazioni». Cita ad esempio Progetto Arca, Casa della Carità di don Virginio Colmegna, Farsi Prossimo che fa sempre capo alla Caritsa, Arci, Universis. La gara ovviamente «estenderebbe alle altre onlus del territorio la possibilità di partecipare». La procedura così è più veloce. La firma del dirigente su 22 determine ha sbloccato 1,6 milioni per l'emergenza rom, altri 546mila euro (con 24 atti diversi) per ex tossici o malati di Aids, quasi 640mila euro (con 48 determine, nove delle quali riguardavano 22.776,1 euro di fondi statali, gli altri) per i senzatetto, quasi 13 milioni (distribuiti con 55 atti) relativi al capitolo stranieri, in cui rientrava anche l'emergenza Siria. Ma si salta la gara perchè si è davvero di fronte ad un'emergenza? C'è un'urgenza oggettiva che giustifica la trattativa privata? É il dubbio di De Corato. Alimentato da alcune voci di spesa: intanto, il freddo arriva ogni inverno e il bando per i posti letto ai clochard potrebbe essere lanciato anche ora. Idem la ricerca di posti letto per cittadini affetti da Hiv, l'affitto due mesi alla volta invece che a lungo termine dei container per i campi rom di via Martirano o della pulizia dei locali di viale Ortles. Anche l'accoglienza dei profughi va avanti dal 2013 ma di sei mesi in sei mesi viene prorogata la convenzione alle solite onlus. E a volte, se una gara c'è stata, alla scadenza si proroga il contratto di tre mesi e in tre mesi invece di indire il nuovo bando.

Non sorprende che ora anche l'assessore Pierfrancesco Majorino, quasi a fine mandato, stia pensando ad un cambio di sistema: «Nei prossimi mesi - ha affermato giorni fa in Consiglio - dovremo credo dare vita a procedure che sviluppino un sistema

di accreditamento delle strutture per gestire diversamente la partita, penso a tutto ciò che viene chiamato emergenza, che poi probabilmente emergenza non è». Il 23 giugno sarà presentata una proposta a livello nazionale.

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