Arabia Saudita: la preghiera diventa "sprint" per vendere di più

"Troppo tempo sottratto agli affari", così il Consiglio della Shura chiede al ministero degli Affari islamici di ridurre a cinque minuti il periodo tra le due fasi delle preghiera islamica

Arabia Saudita: la preghiera diventa "sprint" per vendere di più

In Arabia Saudita la preghiera diventa “sprint” e dura il tempo di uno snack. Il Consiglio dello Shura, organo consultivo del parlamento di Riyad, ha infatti approvato una proposta che chiede al ministero degli Affari islamici di ridurre a cinque minuti il periodo di tempo tra la prima chiamata alla preghiera (“adhana”) e la seconda (“iqama”).

Una vera e propria “maratona devozionale” pensata per abbreviare il lasso di tempo, di circa un’ora e mezza, che separa i due momenti di raccoglimento. Il perché di questa anomala innovazione balza subito all’occhio se si considera che la modifica del rigido protocollo religioso è applicabile solo alle moschee che si trovano all’interno o nei pressi di centri commerciali.

A spiegare meglio la ratio della singolare licenza, che potrebbe esser concessa solo ad alcuni fedeli, è il quotidiano saudita Arab News. Come racconta il media arabo, infatti, la riduzione del tempo che intercorre tra le due preghiere consentirà ai negozianti di pregare venendo incontro agli interessi dei clienti e, in buona sostanza, di vendere e guadagnare di più.

Sulla questione è intervenuto al Subaiti, uno dei membri del Consiglio della Shura, spiegando che gli impiegati chiudono gli esercizi commerciali anche per più di un’ora

in attesa dell’inizio della preghiera in moschea. Tempo prezioso, sottratto agli affari, soprattutto in un Paese che, nonostante la forte vocazione teocratica, adesso punta tutto sullo sviluppo economico non petrolifero.

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