L'offensiva di Soros e dell'Onu contro la famiglia

Sulle pagine social delle Nazioni Unite si invita ad abbandonare termini come "marito" e "moglie" e a sposare il nuovo vocabolario politicamente corretto. Mentre sul sito sponsorizzato da Soros e Rockfeller appaiono editoriali contro la famiglia

L'offensiva di Soros e dell'Onu contro la famiglia

Prosegue l'offensiva contro la famiglia "tradizionale" portata avanti dalle grandi organizzazioni internazionali e dai magnati della finanza. Il politicamente corretto, l'ideologia che lega la sinistra progressista mondiale basata sul multiculturalismo e sull'immigrazione senza confini, passa anche da un nuovo vocabolario, come si evince da un post pubblicato sui social network delle Nazioni Unite (Onu). Una sorta di neolingua studiata a tavolino per accontentare tutte le minoranze (etniche, sessuali) possibili. Chi sgarra viene sistematicamente etichettato come omofobo, razzista o maschilista. "Quello che dici conta! Unisciti a UN Women per aiutare a creare un mondo più equo usando un linguaggio neutro rispetto al genere se non sei sicuro del sesso di qualcuno o ti riferisci a un gruppo" si legge nel post che accompagna una piccola tabella riassuntiva dei termini "neutro" da impiegare. Non più "genere umano" ma "umanità", così come è meglio impiegare un generico "partner" al posto del potenzialmente offensivo "fidanzato" o "fidanzata". Banditi anche termini vetusti e arcaici - sempre secondo i progressisti - come "marito" e "moglie" da sostituire con "coniuge".

L'Onu e la neolingua politicamente corretta

Il tutto pubblicato sulla pagina delle Nazioni Unite e promosso da Un Women, l'agenzia delle Nazioni Unite (Onu) per l'uguaglianza di genere e l'emancipazione delle donne. "L’Onu sceglie una politica divisiva e discriminatoria arrivando a proporre una ricetta che farebbe ridere se non ci fosse da piangere: l’abolizione dei termini marito e moglie in favore del neutro spos*. Il tutto messo nero su bianco pubblicamente, via Twitter” sottolineanno Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente di Pro Vita e Famiglia Onlus. "Per le istituzioni nazionali e internazionali, neanche in tempo di emergenza coronavirus la famiglia ritorna al centro di politiche e investimenti. Per la Festa della Famiglia il nostro Presidente Sergio Mattarella e il Premier Giuseppe Conte non hanno speso neanche una parola di sostegno sapendo che milioni di famiglie sono a rischio povertà e fanno fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, questo mentre per la Giornata Mondiale contro l’Omofobia si sono battuti ed espressi per un non reato da normare e senza essere nemmeno comprovato dai dati. Ci mancava l’Onu con la sua priorità, quella di abolire marito e moglie” hanno dichiarato Toni Brandi e Jacopo Coghe.

Articoli contro la famiglia sul sito sponsorizzato da Soros e Rockfeller

Ma l'offensiva contro la famiglia passa anche da una campagna mirata, finanziata da magnati ultramilionari desiderosi di imporre la loro visione del mondo e la loro agenda globale. “Purtroppo non è l’unica iniziativa che contribuisce a distruggere la famiglia" osservano Brandi e Coghe. "Sul portale di informazione globale Open Democracy.net, finanziato dal multimiliardario George Soros, sono apparsi diversi articoli che mirano all’abolizione della famiglia” hanno continuato. Come vi abbiamo raccontato qui, di recente, il già menzionato Open Democracy - finanziato da enti come la Ford Foundation, la Atlantic Philanthropies, la Rockefeller Brothers Fund e la Open Society Foundations di George Soros - ha pubblicato diversi editoriali contro la famiglia. La femminista radicale Sophie Lewis, per esempio, ha pubblicato un articolo intitolato "La crisi del coronavirus dimostra che è tempo di abolire la famiglia".

Nell'editoriale pubblicato su OpenDemocracy, Lewis fa intendere che lo slogan "Restate a casa" rappresenta - secondo la sua visione - un problema. Le famiglie nucleari, scrive, "rappresentano il luogo dove ci si aspetta che ci ritiriamo tutti intuitivamente per prevenire la malattia. 'Restare a casa' è ciò che in qualche modo dovrebbe evidentemente mantenerci sani. Ma ci sono diversi problemi con questo approccio" spiega. E quali? "Le persone queer - osserva -specialmente quelle molto vecchie e molto giovani, non sono sicuramente al sicuro lì [casa e in famiglia]". Ora il sito finanziato dai milionari globalisti pubblica un altro articolo, altrettanto feroce, sempre contro la famiglia. L'autrice è Sophie Silverstein, studiosa di questioni di genere. A suo dire, la crisi del coronavirus mostra quanto sia necessario ripensare "le strutture famigliari obsolete e inadeguate", procedendo alla "abolizione della famiglia". Questo per testimoniare dove può arrivare l'ossessione politically correct.

Peraltro, se parliamo di Soros, è nota la vicinanza del fondatore dell'Open Society alla galassia femminista, statunitense in particolare. Il tutto con uno scopo politico ben preciso, naturalmente. Basti ricordare che le oltre di 50 associazioni che hanno organizzato e aderito alla Women’s March svoltasi a Washington D.C il 21 gennaio 2017 e in molte città del mondo contro Trump, furomo finanziate dalla Open Society Foundations.

A svelarlo non fu una testata conservatrice statunitense o qualche tesi “complottista”, bensì la giornalista Asra Q. Nomani sul New York Times. Femministe che si preparano, nel 2020, a scendere di nuovo in piazza, sempre contro Donald Trump e con il generoso sostegno del finanziere.

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