Mélenchon e l'onda rossa un colpo duro per Macron. La maggiornaza in bilico

Successo per la sinistra al primo turno. L'Eliseo spera nei ballottaggi. Il presidente: "Ora umiltà"

Mélenchon e l'onda rossa un colpo duro per Macron. La maggiornaza in bilico

L'incubo di Emmanuel Macron, rieletto con il 58,5% appena 50 giorni fa, rischia di avverarsi: il Presidente francese potrebbe perdere la maggioranza assoluta all'Assemblea nazionale. Tutta colpa del guastatore rosso Jean-Luc Mélenchon, secondo le prime stime delle elezioni legislative in Francia, diffuse dopo le 20, a urne appena chiuse, in un'elezione segnata da un'astensione record, intorno al 52,8%, con meno della metà dei francesi che è andata a votare. Le percentuali parlano di parità (25,2% a 25,2%) o addirittura leggero vantaggio (25,8% a 26,2%) per la coalizione di sinistra guidata dal ribelle Mélenchon sul blocco Ensemble, sostiene Macron. Le proiezioni sui 577 seggi dell'emiciclo dicono che la maggioranza assoluta raggiunta nel 2017 dal presidente adesso è a rischio, circostanza che non si è mai verificata dal 2002, da quando il settennato presidenziale è diventato quinquennio. All'Assemblée, la Camera bassa, la coalizione presidenziale composta da Renaissance (il partito di Macron) e i due partiti centristi MoDem e Horizons otterrebbe fra i 255 e i 295 seggi. La maggioranza assoluta è fissata a 289. Nessuna certezza, dunque, di poter governare a piene mani. Giochi aperti fino al 19 giugno, data dei ballottaggi. Per Macron sarà una settimana al cardiopalma.

Con il rischio di trovarsi Re dimezzato. E il Presidente lancia un appello al suo campo e inviata a «essere umili» in vista del secondo turno. Chi invece si frega le mani per aver rovinato la festa, almeno finora, al capo dell'Eliseo, è l'ex comunista, ex socialista, e rivoluzionario settantenne Mélenchon, che è riuscito a raccogliere i cocci della sinistra uccisa da Macron, riunendo socialisti e comunisti, verdi e seguaci della sua «France Insoumise». La «Nuova Unione popolare ecologica e sociale» (Nupes), che ha guidato verso il successo, è attestata fra i 150 e i 190 seggi. E il leader rosso sogna di incidere sul futuro governo di Francia. «Il partito presidenziale è battuto e sconfitto. Chiedo al popolo, al secondo turno, di rigettare definitivamente i progetti funesti della maggioranza di Emmanuel Macron».

Prima di lui, ad aprire le danze dei commenti post elettorali, era stata Marine Le Pen, leader del terzo blocco, quello di estrema destra, e sfidante di Macron alle presidenziali di aprile. Nella sua circoscrizione, Pas de Calais, ottiene il 55% ma a causa della bassa affluenza (meno del 25%) dovrà affrontare il secondo turno. Con una rivincita su Eric Zemmour, che invece viene eliminato al primo turno nel Var. Dipartimento di Saint Tropez, e rischia di lasciare il suo partito Reconquete senza seggi. Il Rassemblement National guidato da Le Pen raggiunge il record storico delle legislative con il 18,9% (+7% rispetto a cinque anni fa) ma può sperare solamente in un numero di seggi fra i 20 e i 45. Anche lei punta sul secondo turno, chiedendo ai suoi elettori di azzoppare l'anatra Macron: «Domenica prossima è importante non lasciare a disposizione del Presidente una maggioranza assoluta di cui abuserà».

Vorrebbe dire, insiste, «entrare per altri 5 anni in un tunnel senza luce». Tra i 50 e gli 80 seggi sono attribuiti invece al centro-destra Les Républicains, che con Udi e Dvd arriva al 13,7%. È probabile che Macron cercherà fra questi elettori la garanzia di poter governare senza compromessi domenica prossima. Pochi ma utili per portare acqua al mulino di Mélenchon saranno i voti, 4,1%, dell'estrema sinistra, che in Aula avrà fra i 15 e i 25 deputati, su cui è altamente probabile che Mélenchon possa contare per ostacolare i piani di Macron. Occhi puntati, dunque, sulla partita cruciale, quella di domenica prossima. Un match decisivo anche per 15 dei 28 ministri del governo nominato appena tre settimane fa, il 20 maggio. Il loro posto è a rischio, tranne quello della prima ministra Elisabeth Borne, finita al ballottaggio con il candidato rivale di Nupes, Noe Gauchard, nel Calvados. Ieri ha parlato ai francesi: «Non possiamo rischiare l'instabilità. Le forze repubblicane siano contro gli estremi».

È l'unica che, se perderà, non rischia il posto, ma la faccia. Se gli altri ministri non ce la faranno, invece, dovranno lasciare l'incarico. Trema Justine Benin, Segretaria di Stato per il Mare, candidata in Guadalupa, Territorio d'Oltremare, dove l'astensione è stata al 75%.

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