Il testamento del Führer

Gli scritti sono raccolti nel libro dello scrittore tedesco Walter Kempowski

Il testamento del Führer

Due testamenti, due scritti in cui Adolf Hitler diede i suoi ultimi ordini prima di suicidarsi con Eva Braun. Come scrive Dagospia (che riporta un articolo del Dailybest), sono raccolti nel libro dello scrittore tedesco Walter Kempowski: “Swansong 1945: Un diario collettivo degli ultimi giorni del Terzo Reich”.

"Ho deciso di rimanere a Berlino e, di mia spontanea volontà, di andare in contro alla morte dal momento che non sarei più potuto essere il Führer. Muoio con il cuore felice, consapevole degli atti incommensurabili, delle conquiste dei nostri soldati al fronte, delle nostre donne a casa, degli agricoltori e lavoratori sul posto di lavoro. Prima di morire, destituisco Hermann Göring dai suoi incarichi, privandolo di tutti i diritti di cui godeva in virtù del decreto del 29 giugno 1941 e in virtù della mia dichiarazione al Reichstag il 1 ° settembre 1939. Nomino al suo posto l’ammiraglio Karl Dönitz come Presidente del Reich e Comandante Supremo delle Forze Armate. Prima della mia morte, desidero allontanare Heinrich Himmler dal partito e da tutte le cariche dello Stato. Al suo posto nomino Karl Hanke Gauleiter Capo della polizia tedesca, e Paul Giesler Gauleiter come Ministro degli Interni. Göring e Himmler, a prescindere dalla loro infedeltà alla mia persona, hanno arrecato danni incommensurabili a tutta la nazione, negoziando segretamente con il nemico e tentando di prendere il potere nelle loro mani”.

In un altro scritto poi si legge: "Visto che non l’ho fatto durante gli anni di lotta, ho deciso, prima di concludere la mia vita terrena, di prendere in moglie quella ragazza che, dopo tanti anni di fedele amicizia, ha deciso di sua spontanea volontà di unire il suo destino al mio. Secondo i suoi desideri, si accinge a morire con me. La mia collezione d’arte e tutto quello che possiedo appartiene al partito. Se questo non dovesse più esistere, allo Stato.

Se anche lo Stato venisse distrutto, non sarà necessaria alcuna mia disposizione ulteriore. Io e mia moglie, per sfuggire alla vergogna, scegliamo la morte. È nostro desiderio essere bruciati nel luogo dove ho svolto la maggior parte del mio lavoro nel corso di questi dodici anni di servizio”.

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