Tripoli adesso insorge contro Parigi: "La Francia ci dica da che parte sta"

Il portavoce di Al Sarraj chiede al governo francese di chiarire la propria posizione in Libia, alla luce delle armi scoperte in un rifugio in mano a uomini di Haftar

Tripoli adesso insorge contro Parigi: "La Francia ci dica da che parte sta"

E adesso da Tripoli si chiedono spiegazioni: nella capitale libica non va giù la scoperta, rivelata dal New York Times, che le armi scovate dai miliziani fedeli ad Al Sarraj in un deposito di Haftar a Gharyan siano francesi.

Parigi deve dire chiaramente da che parte sta e chi sostiene in Libia”, afferma in un’intervista rilasciata all’agenzia Agi il portavoce del governo stanziato a Tripoli, Mohammed Al Qablawi.

Ciò che trapela dalla capitale libica è irritazione per la poca chiarezza della Francia nel contesto libico: Parigi ufficialmente riconosce l’esecutivo di Al Sarraj, ma da sempre ha rapporti molto stretti con Haftar. Del resto il generale controlla la Cirenaica, regione dove si concentrano gran parte degli interessi economici di Parigi.

Ma da Tripoli, per l’appunto, ora viene chiesta chiarezza anche perché la guerra tra il governo di Al Sarraj e l’esercito di Haftar è in una fase cruciale e le ambiguità rischiano di costare caro, da una parte così come dall’altra.

Il ritrovamento delle armi francese nella base di Gharyan gestita dalle milizie di Khalifa Haftar – continua il portavoce dell’esecutivo di Al Sarraj –Va contro tutte le dichiarazioni, finora rilasciate dal governo francese in ogni occasione, sul fatto che Parigi voglia la pace e la stabilità in Libia. Ora vogliamo che dica chiaramente chi appoggia”.

Ma non solo: “Pretendiamo dalla Francia – afferma Mohammed Al Qablawi – di fornire le informazioni in ogni dettaglio su come siano finite in Libia su chi le ha consegnate, a chi e come”.

Non è la prima volta dall’inizio della battaglia di Tripoli, avviata lo scorso 4 aprile, che il governo di Al Sarraj chiede chiarezza sulla posizione francese. Proprio nel mese di aprile, dieci giorni dopo l’avvio dell’offensiva di Haftar, il ministero dell’interno tripolino sospende ogni collaborazione con il governo di Parigi sul fronte della sicurezza.

Una mossa quella, per protestare proprio contro le presunte ambiguità francesi: già allora il governo di Al Sarraj sospetta che da Parigi partano rinforzi e sostegni di natura politica e militare verso l’est della Libia.

Intanto sulle armi ritrovate a Gharyan vi è un’inchiesta interna da parte dell’amministrazione Usa. I missili scovati in un rifugio controllato da uomini di Haftar, sono di fabbricazione americana ma risultano venduti ai francesi nel 2010.

Da Washington si sta cercando di capire come mai queste armi siano finite in Libia, nonostante l’embargo in vigore dal 2011. La questione è anche politica: nella capitale statunitense sono sempre di più coloro, anche tra i membri del congresso, che chiedono maggiore vigilanza sulla destinazione delle armi americane vendute ai paesi alleati.

Anche perché l’amministrazione Trump, che riconosce Al Sarraj ma che giudica Haftar come baluardo anti terrorismo, ha rischiato un certo imbarazzo dopo la diffusione della notizia che armi di fabbricazione Usa vengono scovate nella disponibilità del generale della Cirenaica.

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