E alla sbarra finisce anche Salvini

Il mondo della politica unanime censura i fatti di Brasilia. Da destra a sinistra tutti concordi nel difendere i valori di libertà e di democrazia

E alla sbarra finisce anche Salvini

Il mondo della politica unanime censura i fatti di Brasilia. Da destra a sinistra tutti concordi nel difendere i valori di libertà e di democrazia. Già domenica sera, quando in tv scorrevano le prime immagini dell'assalto al Palazzo presidenziale di Planalto sono arrivati i primi commenti. Come quello del leader del Movimento Cinquestelle Giuseppe Conte: «Chi crede nella democrazia non può restare zitto. Solidarietà a Lula». Anche la Meloni ha tuonato contro l'uso della violenza. «Immagini inaccettabili e incompatibili con il dissenso democratico» ha scritto la premier che ha anche rilanciato un tweet del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, «Sto seguendo con preoccupazione quanto sta accadendo in Brasile - scrive su Twitter l'esponente azzurro -. Ogni atto di violenza contro le istituzioni democratiche deve essere condannato con grande fermezza. I risultati elettorali vanno sempre e comunque rispettati».

I violenti, commenta la ministra per la Semplificazione normativa, Elisabetta Casellati, «sono fuori dal perimetro della società civile». Mentre il suo collega di governo, il ministro per le Attività regionali Roberto Calderoli che ricorda anche l'assalto a Capitol Hill di due anni fa. «Allora come oggi - dice l'esponente leghista - assistiamo a cose che nel mondo civile e democratico non devono accadere».

Durante i lavori d'aula, ieri a Montecitorio, un gruppo di parlamentari delle opposizioni hanno chiesto che il governo riferisca in Aula. «Non abbiamo dubbi - ha replicato ai colleghi il deputato di Fratelli d'Italia Francesco Mura - che tutto il governo saprà gestire la situazione e ristabilire credibilità tra Italia e Brasile e in tutti i rapporti tra le Istituzioni dei Paesi civili e democratici come il nostro e come quello brasiliano».

Dietro la condanna ferma e unanime, però, si vedono delle differenze. Come è il caso del deputato di Articolo Uno Arturo Scotto che commenta: «Indigna che la Meloni nel suo comunicato non pronunci il nome di Lula». Anche Salvini è finito nel mirino degli avversari politici per la sua vicinanza, in passato, all'ex presidente Bolsonaro. Domenica sera aveva già censurato l'uso della violenza, ma ai suoi antagonisti politici la cosa non basta. «Su queste castronerie Salvini mi si è semplicemente inabissato - twitta Carlo Calenda di Azione -, dimostrando ancora una volta che non ha alcun valore o convinzione». La replica del leader della Lega è arrivata a stretto giro di posta.

«Già domenica sera la mia condanna di ogni tipo di violenza è stata precisa, doverosa e puntuale, senza se e senza ma- ha replicato il vicepremier -. Quando la gente vota si rispetta il voto, gli assalti ai palazzi non fanno parte della mia cultura».

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