La corsa di Sputnik che divide l'Europa: nel nostro Paese prodotto da giugno

Accordo con una ditta svizzera con sede in Brianza: "Entro l'anno 10 milioni di dosi". Europa gelida, ma Italia e Lombardia negano trattative. Annuncio di Mosca: intese con Spagna, Francia e Germania

La corsa di Sputnik che divide l'Europa: nel nostro Paese prodotto da giugno

Nella guerra dei vaccini il russo Sputnik punta a dividere l'Europa in affanno per carenza di dosi. E sembra che ci stia riuscendo. Proprio a causa dell'antidoto russo scoppia anche un caso diplomatico tra Bruxelles e Mosca, che non ha gradito il parallelo tra Sputnik e roulette russa e ora chiede scuse formali. A mettere in guardia i paesi membri nei confronti dell'antidoto era stata Christa Wirthumer-Hoche, presidente del consiglio di amministrazione dell'Agenzia europea per i medicinali (Ema), sconsigliando fughe in avanti nell'acquisto del vaccino considerato a rischio. Una eventuale autorizzazione d'emergenza era stata definita «una roulette russa». Accusa che Vladimir Putin non ha digerito. Ed infatti ieri dall'account Twitter dello Sputnik V è stata avanzata una richiesta di scuse pubbliche all' Ema, accusata esplicitamente di intralciare l'arrivo di Sputnik in Ue per motivi politici.

«I suoi commenti sollevano serie domande su possibili interferenze politiche nella revisione dell' Ema in corso: lo Sputnik V è approvato da 46 nazioni», si legge sul profilo e si fa notare che simili dichiarazioni non sono state permesse su nessun altro vaccino. Si tratta di «commenti inappropriati che minano la credibilità dell'Ema e del suo processo di revisione. I vaccini e l'Ema dovrebbero essere al di sopra della politica». Dopo aver ricordato che l'agenzia Ue ha rimandato per mesi la revisione dell'antidoto russo la protesta si conclude invocando per il popolo europeo «una revisione imparziale».

Intanto la marcia di Sputnik in Europa prosegue. Dopo l'annuncio del via libera all'accordo per la produzione in Italia, primo paese della Ue a sbloccare la trattative, ieri il direttore generale del fondo sovrano russo Rdif, Kirill Dmitriev ha annunciato che accordi analoghi a quello con l'Italia sarebbero stati già stipulati anche con Spagna, Francia e soprattutto Germania. Notizia che andrà confermata.

Una manciata di ore prima un portavoce della Commissione aveva ribadito che «in questa fase non sono in corso colloqui per integrare il vaccino Sputnik nella strategia vaccinale della Ue», precisando però che la «Commissione e gli stati membri possono sempre decidere insieme di modificare il portafoglio dei vaccini». E certo se anche Germania e Francia aprono alla produzione del vaccino russo la Commissione potrebbe trovarsi in difficoltà.

Si profila un'altra sconfitta per la presidente della Commisione Ursula von del Layen che sul fronte acquisti vaccini ha collezionato una serie di fiaschi? La von der Layen fa notare che l'offerta di dosi di Sputnik dalla Russia non si concilia con la lentezza con la quale procede la campagna vaccinale di Mosca. In molti poi fanno notare che lo stesso Putin non si è vaccinato con lo Sputnik. E il premier ungherese, Viktor Orban, che ha autorizzato in emergenza lo Sputnik, si è però fatto somministrare il cinese Sinopharm.

Il primo accordo firmato in Europa è quello tra il fondo governativo russo e la società Adienne Pharma&Biotech per la produzione in Italia di 10 milioni di dosi. Lo ha reso noto un paio di giorni fa la Camera di commercio italo-russa. Un accordo legittimo di «libero mercato» che non vede la partecipazione della regione e neppure del governo, spiegano dal Ministero dello Sviluppo Economico. Dunque potremmo assistere al paradosso di produrre qui un vaccino che se non fosse autorizzato da Ema sarebbe esportato e utilizzato altrove.

Per molti esperti su Sputnik i dati disponibili non sono sufficienti per un giudizio definitivo. Anche il microbiologo Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell'Ema, non ha dubbi sulla sicurezza ma evidenzia che sull'efficacia non si sa nulla.

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