Covering climate now, la regia globale del climaticamente corretto

Esiste una regia globale che fornisce delle direttive precise ai media che vi aderiscono su come deve essere affrontato il tema dei cambiamenti climatici

Covering climate now, la regia globale del climaticamente corretto

L'ossessione dei grandi media sui cambiamenti climatici e sulle responsabilità dell'uomo non nasce per caso o dal nulla. No, non stiamo parlando del fenomeno Greta Thunberg ma di un piano ben preciso al fine di agitare lo spauracchio della catastrofe imminente, in nome del climaticamente corretto. Come riporta La Verità, si tratta del Covering climate now, progetto lanciato dalla Columbia journalism review, rivista dell'omonima e celebre scuola di giornalismo americana, in collaborazione con The Nation.

L'iniziativa, lanciata dal reporter americano di The Nation Mark Hertsgaard e da Kyle Pope, editore della rivista Journalism Review, si pone l'obiettivo di "rompere il silenzio sui cambiamenti climatici" e garantire una copertura mediatica quotidiana sull'argomento, e non solo "in occasioni speciali". A settembre, si legge sul sito, 323 agenzie di stampa provenienti dagli Stati Uniti e da tutto il mondo hanno fatto squadra per garantire un'ampia copertura mediatica sul clima che fosse visibile in tutto il mondo. Tra i media che vi hanno partecipato c'era anche il Guardian, il principale media partner del progetto, e alcuni dei maggiori giornali, stazioni televisive e radiofoniche e siti di notizie online nel mondo: Bloomberg, CBS News, Agence France Presse, The Times of India, El Pais, Asahi Shimbun, Al Jazeera. Tra i media italiani troviamo Repubblica, Il Fatto Quotidiano e Il Manifesto, oltre al Tg1.

L'esperimento ha funzionato. Tant'è che, nel mese di settembre, "l'attenzione dei media per i cambiamenti climatici e al riscaldamento globale è stata ai massimi livelli a livello mondiale in quasi un decennio", ha confermato l'Osservatorio sui media e sui cambiamenti climatici dell'Università del Colorado. Tutto ciò è stato possibile grazie a un martellamento mediatico determinato da oltre 3.600 servizi e interventi e quasi 70.000 tweet. Ma il progetto non è affatto terminato. Anche se la strada è ancora lunga, osservano i promotori di Covering climate now, "la copertura mediatica sul clima sembra aver svoltato l'angolo. Il silenzio che per molto tempo ha pervaso gran parte dei media è finito". Lodevole, a detta dei promotori del progetto, l'approccio adottato dal Guardian e dal Washington Post: quando 11.258 scienziati hanno pubblicato una lettera aperta all'inizio di novembre, nella quale si avvertiva, citando uno studio, "che il pianeta affronta chiaramente e inequivocabilmente un'emergenza climatica", entrambe le testato hanno riportato la notizia in primo piano nella loro home page, con le parole chiave "crisi" ed "emergenza" in evidenza titolo.

Esiste dunque una regia globale che fornisce delle direttive precise ai media che vi aderiscono su come deve essere trattato il tema dei cambiamenti climatici. Sul sito di Covering climate now si leggono dure critiche nei confronti di Fox News, emittente colpevole, a loro dire, di "dare troppo spazio ai negazionisti" e di aver criticato gli attivisti di Extinction Rebellion, il movimento ambientalista radicale vicino ai centri sociali nato in Inghilterra nel novembre del 2018, organizzazione che ha indetto il mese scorso una settimana di proteste in tutto il mondo per sensibilizzare l'opinione pubblica sui cambiamenti climatici, alla quale ha aderito anche la capitana della Sea Watch Carola Rackete. Tutto questo si può fare senza soldi? Ovviamente no. E allora chi finanzia Covering climate now? A nome dello Schumann Media Center, Bill Moyers ha promesso 1 milione di dollari al fine di sostenere l'iniziativa nel suo primo anno. Mica male.

Lo Schumann Media Center (precedentemente noto come Schumann Center for Media and Democracy e Florence and John J. Schumann Jr. Foundation) è una fondazione privata che offre grandi sovvenzioni a varie organizzazioni no profit di sinistra, in particolare ai media progressisti.

Le organizzazioni che hanno ricevuto il maggior numero di sovvenzioni dal Media Center sono la Sustainable Markets Foundation, Democracy Now e Type Media Center (ex Nation Institute). E ora anche Covering climate now, regia globale del climaticamente corretto.

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