Ecco come finirà il processo Vati-farsa

Il Vaticano processa come delinquenti due giornalisti che hanno fatto il loro lavoro. E la categoria li abbandona

Ecco come finirà il processo Vati-farsa

Non siamo stupiti che il Vaticano processi quali delinquenti due giornalisti italiani per aver svolto correttamente il loro mestiere e pubblicato libri in cui si raccontano, ben documentate, le malefatte di vari uomini di Chiesa, preti, vescovi e cardinali. D'altronde il Papa non ha avuto alcun imbarazzo nel dire, durante l'Angelus, che sottrarre notizie riservate in casa sua non è un peccato, bensì un reato. Reato che nel nostro Paese non esiste, come si può capire leggendo l'art. 21 della Costituzione.

Il punto è questo. In Vaticano chi diffonde informazioni non autorizzate riguardanti lo Stato pontificio finisce in galera (da 4 a 8 anni): in Italia no. Pertanto Gianluigi Nuzzi, autore di Via Crucis, ed Emiliano Fittipaldi, autore di Avarizia, in patria non hanno violato il codice, mentre Oltretevere sono imputati e rischiano una pesante condanna. Già questo è assurdo. Ma è ancora più assurdo che i due cronisti non godano della solidarietà della categoria alla quale appartengono. L'ordine dei pennini tace, la maggior parte dei giornaloni ha liquidato la faccenda in poche righe, evitando con cura di polemizzare con Bergoglio per aver assunto una iniziativa liberticida nei confronti di cittadini stranieri. I commentatori, tranne poche eccezioni, non hanno speso una parola in favore di Nuzzi e Fittipaldi, preferendo, probabilmente, non irritare il Santo Padre, il quale avrà i propri disegni, non difficili da indovinare. Scommettiamo che la coppia di scribi sarà punita alla grande alla vigilia del Giubileo in base alle leggi locali, che puzzano di totalitarismo integrale (tipo Corano), e il giorno dopo, Francesco, inaugurando l'anno della Misericordia, compirà un gesto, appunto misericordioso: li grazierà entrambi, suscitando l'entusiasmo dei media, tutti allineati e coperti nell'esaltazione del Pontefice argentino, così avanti da avere superato qualsiasi progressista.

Praticamente una pantomima, una sceneggiata, un gioco a cui stanno volentieri anche le vittime per convenienza: esse traggono da questo teatrino una gratuita pubblicità per promuovere i loro libri, non a caso primeggianti nelle classifiche dei più venduti. Oddio, non è mai piacevole essere processati, sia pure per burla, ma l'interesse di tasca è tale da ridurre ogni disagio. Non saremo noi a rimproverare Nuzzi e Fittipaldi di essersi prestati a un'operazione del genere, sapendo che la cassa ha sempre ragione. In effetti, se costoro avessero voluto, non si sarebbero presentati nel farsesco tribunale vaticano, dove per altro hanno avuto il divieto di giovarsi di avvocati di fiducia; si sono dovuti accontentare di quelli d'ufficio, che non avranno nemmeno avuto il tempo per studiarsi la causa. Tanto non serve: la sentenza è già stata scritta.

Perché i giornalisti di destra, di centro e di sinistra non hanno alzato la voce per protestare contro il sopruso toccato agli autori dei saggi contenenti l'elenco delle porcherie attribuite alle gerarchie del clero? Quelli di destra di norma pensano che parlare male del Papa non sia lecito; quelli di centro, idem; e quelli di sinistra ritengono che Francesco sia un compagno di viaggio da rispettare sempre, poiché ha idee che somigliano alle loro. Basta leggere le articolesse di Eugenio Scalfari per comprendere l'antifona. Più che la vita, conta la vita politica. La libertà di cronaca può attendere.

A rendere sopportabile la vicenda c'è un intreccio di profitti che consigliano

i protagonisti di accettare la parte assegnata loro dalla Santa Sede. Meglio fare finta di prendersela con i giornalisti che hanno riferito i fatti scandalosi che non con chi li ha commessi. A ciascuno la propria mercede.

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