Gas, un piano da 200 miliardi. Così la Germania fa da sola

Berlino non vuole il tetto europeo al prezzo e adotta il modello spagnolo, finanziando gli acquisti delle centrali

Gas, un piano da 200 miliardi. Così la Germania fa da sola

C'è un nuovo muro a Berlino. Alzato contro la folle ascesa dei prezzi del gas, vale 200 miliardi di euro. Quanti il governo tedesco ne ha messi ieri sul tavolo per togliere dal collo a famiglie e imprese il cappio arroventato delle bollette. Scudo difensivo da Whatever it takes senza la stampella della Bce, varato nel giorno in cui l'inflazione è tracimata al 10,9%, il livello più elevato dal 1950.

Una lievitazione incontenibile. E intollerabile per un Paese che non ha mai dimenticato Weimar e la dissoluzione valutaria del marco. E quando la Germania sente l'odore acre del carovita, non discute: fa. Si ricompatta, reagisce. Da sola. Ed è qui che alza un altro muro. Mentre diventa più aspra a livello comunitario la disputa su quel price cap al metano osteggiato proprio dai tedeschi, loro si comportano come il marchese del Grillo facendo leva su una fedina contabile quasi immacolata. Come dire: Noi abbiamo pochi debiti, voi no: È l'Uber alles andato subito di traverso a Mario Draghi: Davanti alle minacce comuni dei nostri tempi, non possiamo dividerci a seconda dello spazio nei nostri bilanci nazionali.

Giusto, poiché qui c'è anche il sospetto di un cicinin di schadenfreude, di quel godere delle disgrazie altrui. Senza peraltro il timore di far la fine della Gran Bretagna, vittima del saccheggio della sterlina dopo il piano di stimoli di Liz Truss.

Ecco Christian Lindner, ministro dell'Economia nella coalizione semaforo capeggiata da Olaf Scholz, esibirsi subito in un tweet perentorio come un achtung! : Vogliamo inviare un segnale chiaro ai mercati dei capitali: la Germania si attiene alla sua politica finanziaria orientata alla stabilità e alla sostenibilità. I titoli di Stato tedeschi restano il gold standard mondiale.

Per i tedeschi si tratta comunque di un sforzo finanziario non indifferente, compiuto mettendo mano al Fondo di stabilizzazione economica. Anche perché sparisce la prevista Gasumlage, il supplemento gas in bolletta che doveva aiutare le aziende energetiche in difficoltà. Dal punto di vista tecnico, il piano non ha nulla di originale essendo mutuato dai modelli adottati da Spagna e Portogallo. In pratica, il governo applicherà un limite al prezzo delle sue centrali elettriche e poi coprirà la differenza rispetto ai prezzi di mercato. Naturalmente, usando i soldi dei contribuenti. Dal loro punto di vista, alternative non ce n'erano. Soprattutto dopo il sabotaggio del Nord Stream.

La Russia usa la sua energia come arma, ha detto Scholz, e al più tardi con la distruzione della pipeline del Baltico è prevedibile che non verrà più fornito gas dalla Russia. Ma Berlino si è mossa sapendo di avere le spalle ben coperte da Bruxelles. La proposta di un price cap allo stesso livello per tutto l'import del gas è una misura radicale che comporta rischi significativi legati alla sicurezza di forniture di energia, hanno sottolineato fonti Ue. Che puntano ad altro: imporre un tetto al prezzo del metano di Putin e poi negoziare con i singoli fornitori i prezzi dell'energia.

Oggi la Commissione Ue illustrerà ai ministri dell'energia la proposta di costruire un nuovo indice basato sulle transazioni di Gnl, che dovrebbe essere disponibile agli operatori prima dell'inverno.

Dopo la fuga in avanti di Berlino, i mercati sembrano aver tirato il freno, visto che le quotazioni del gas sono scese ieri del 9,5%, a 187,5 euro al megawattora, nonostante sia stata scoperta una quarta falla nel gasdotto Nord Stream. Bene così. Ma oggi è un altro giorno: si vedrà se dura.

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