"Giorgia qui a Torino non sei benvenuta". E i finti studenti vanno all'assalto. Scontri con la polizia

È ancora "autunno caldo" con disordini di piazza, centri sociali, violenza

"Giorgia qui a Torino non sei benvenuta". E i finti studenti vanno all'assalto. Scontri con la polizia
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È ancora «autunno caldo» con disordini di piazza, centri sociali, violenza. E soprattutto odio ideologico. «Non sei la benvenuta» recitava lo striscione preparato dai ragazzi che ieri hanno manifestato contro l'arrivo della premier Giorgia Meloni per la sua partecipazione al Festival delle Regioni.

Un corteo che ha attraversato le vie del centro del capoluogo piemontese e al quale hanno partecipato trecento persone (secondo le stime della Questura). All'appello lanciato dai collettivi studenteschi, attivisti del movimento No tav e dai centri sociali torinesi hanno risposto, infatti, soltanto poche centinaia di ragazzi. Molti dei quali non proprio giovanissimi (dei «fuori corso» probabilmente).

L'intento era di impedire alla Meloni di raggiungere Palazzo Carignano. Zittire, vietare, censurare, dunque, il loro scopo. Con un fervore ideologico che ricorda gli autunni caldi dei decenni più bui degli anni Settanta.

Le forze dell'ordine (poliziotti in tenuta anti-sommossa provenienti dai Reparti mobili di Torino e Genova) hanno faticato non poco a impedire ai manifestanti di raggiungere Palazzo Madama e Palazzo Carignano. Sul campo sono rimasti feriti quattro agenti e alcuni manifestanti. La Digos, a fine giornata, snocciola un bollettino di guerra: una sessantina le persone fermate e identificato, molte delle quali - come riferiscono dalla Questura - militanti di Askatasuana, uno dei più conosciuti (e temuti) centri sociali torinesi.

Il corteo era partito intorno alle 10 da Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell'università statale, e hanno cercato di sfondare il cordone di sicurezza delle forze dell'ordine posto a protezione dell'evento. A quel punto sono stati respinti e ci sono stati contatti e disordini. Infine i manifestanti, dopo una sosta in piazza Castello, sono tornati indietro verso Palazzo Nuovo. Alla fine della mattinata la Digos ha contato almeno sei tentativi di sfondamento del cordone di sicurezza, indicando proprio in alcuni esponenti del centro sociale Askatasuna gli animatori delle violenze. Sono in via di preparazione le denunce per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, lancio di oggetti pericolosi e manifestazione non autorizzata.

Il ministro Paolo Zangrillo accusa gli «pseudo studenti che si trasformano in professionisti del disordine». Mentre Francesca Frediani, consigliera regionale di Unione Popolare, parla invece di «corteo pacifico» e di «pessima gestione dell'ordine pubblico». Per il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, gli incidenti «non sono una novità» perché «a Torino c'è una componente anarchica che contesta tutto e tutti, le proteste non erano rivolte a Meloni».

Il più severo riguardo gli scontri, che ieri mattina hanno infiammato le vie del centro del capoluogo piemontese, è il capogruppo di Fratelli d'Italia a Montecitorio. «Da Torino ancora una volta arrivano le solite immagini di violenza per opera dei collettivi universitari in protesta contro la presenza di Giorgia Meloni - commenta Tommaso Foti -. Non è accettabile assistere alla solita guerriglia condotta da sedicenti studenti con l'hobby della manifestazione di piazza, che nulla hanno a che fare con le reali istanze di chi davvero vive la realtà accademica.

Dietro questi pseudo-universitari si nascondono movimenti pronti a coalizzarsi assieme ai collettivi e ad altre sigle di sinistra indagate per terrorismo. Il governo Meloni non arretrerà di un millimetro di fronte a queste azioni pericolose volute dagli epigoni della violenza politica e fiancheggiatori dell'eversione».

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