L'allarme dei servizi segreti: rischi al corteo dei No Tav

L'Aisi si mobilita per la marcia di domani in Val di Susa contro la Torino-Lione. Il Viminale schiera 500 agenti

L'allarme dei servizi segreti: rischi al corteo dei No Tav

Uno ad uno i pilastri che hanno sempre tenuto insieme i Cinquestelle si stanno sbriciolando. Prima la «trovata» del mandato zero lanciato da Luigi Di Maio. Poi Giuseppe Conte che da anti-Tav si sveglia pro-Tav, trasformando la Val di Susa in una polveriera.

La rabbia dei militanti No Tav contro i grillini ha superato i livelli di guardia, in attesa della manifestazione contro la Torino-Lione prevista per domani e che deve concludere il tradizionale campeggio estivo No Tav «Alta felicità» a Venaus.

Che il clima in Val di Susa si stia surriscaldando, lo dimostra la sfilza di dichiarazioni di sindaci ed esponenti del movimento No Tav: «Fino a poco tempo fa Conte era contrario, come mai ha cambiato idea? Non fare la Tav costerebbe più che farla? È solo una scusa per mantenere in piedi il governo e le poltrone degli eletti». Nicoletta Dosio, pasionaria No Tav fa una previsione: «Sicuramente quei posti di governo addormentano le coscienze. I 5 stelle spariranno dalla scena politica. Come avvenuto a Rifondazione».

«Qui in Val di Susa si respira, nella migliore delle ipotesi, aria di delusione. Questi stanno scherzando col fuoco. Io ho paura della violenza, ma questa è istigazione alla violenza», rincara l'ex sindaco di Venaus Nilo Durbiano. Il premier Conte «dimostra di non conoscere la determinazione dei No Tav», si legge nei vari post sui social di area No Tav. «Non sa quanto costerebbe, non lo sa nessuno, ma sa perfettamente che il debito pubblico aumenterebbe». E ancora «sa che non serve a nulla». «Conosce perfettamente il rapporto costi/benefici» prosegue il messaggio, «ha ben chiaro che perderà tanti voti e rispetto politico», conclude il post.

Passa alle minacce Alberto Perino, storico leader No Tav: «Se vogliono fare dei martiri in Valle si ricordino che i martiri possono essere molto pericolosi». E gli organizzatori rincarano: «Salvini è preoccupato? Ne siamo felici».

E infatti i controlli in Val di Susa sono già partiti. Il Viminale ha schierato 500 uomini delle forze dell'ordine. È sceso in campo un intero sistema internazionale per contrastare eventuali atti di violenza o tentativi di sabotare il cantiere di Chiomonte. «Abbiamo attivato canali informativi esteri per acquisire elementi utili a prevenire i disordini», ha riferito Mario Parente, il direttore dell'Agenzia informazioni per la sicurezza interna (Aisi). Digos, antiterrorismo e 007 hanno cerchiato di rosso tutta la Valle, puntando il cannocchiale sugli anarchici che sguazzano da sempre a fianco dei No Tav. Una «convergenza di interessi», dicono gli investigatori.

Nelle stazioni ferroviarie sono iniziati i controlli degli agenti che identificano chi scende dai treni in arrivo da Torino. Deborah Montalbano, consigliera comunale di Torino, esponente di Dema, passata dai 5stelle al partito di De Magistris, critica la scelta: «Il governo del cambiamento è peggio del Pd. Viva la libertà di movimento». Replica il ministro dell'Interno, Matteo Salvini: «Ognuno può esprimere liberamente il proprio pensiero ma nessuna violenza sarà tollerata, né resterà impunita».

Dal prefetto di Torino Claudio Palomba arriva il caloroso consiglio al M5s di Torino di non salire in Valle per la festa in quanto l'ala più dura dei No Tav parla di una manifestazione in cui sarà dimostrata «la nostra vitalità» preannunciando problemi di ordine pubblico. Un consiglio che (quasi) tutti i consiglieri torinesi hanno deciso di accogliere.

La capogruppo Valentina Sganga: «Vorrei evitare di essere usata come parafulmine». La compagna di battaglie, Maura Paoli, invita a nascondersi: «Presentarsi dopo tutto quello che è successo sarebbe proprio da sfacciati». La tensione cresce. Per adesso nelle parole, domani si vedrà.

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