Meloni e la strategia della "pacificazione": senza polemiche si vince. E Tajani vede il sorpasso

Il risultato era scontato e il test resta numericamente modesto

Meloni e la strategia della "pacificazione": senza polemiche si vince. E Tajani vede il sorpasso
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Il risultato era scontato e il test resta numericamente modesto. La Basilicata vale infatti sì una regione e un governatore nel tabellino delle sfide elettorali tra centrodestra e centrosinistra, ma conta pur sempre poco più di 530 mila abitanti. Per cogliere le proporzioni, circa un terzo della sola Milano o meno di un quinto di Roma. Detto questo, resta evidentemente il dato politico. Per due ragioni in particolare. Intanto, perché la vittoria dell'azzurro Vito Bardi si inserisce in un trend che - dopo il successo in Abruzzo a inizio marzo - archivia in qualche modo l'inatteso scivolone dello scorso febbraio in Sardegna. E poi perché quella in Basilicata è l'ultima prova elettorale prima delle Europee dell'8 e 9 giugno. Di fatto, delle elezioni di midterm, visto che sono la prima tornata su scala nazionale - e con il sistema proporzionale - da quando nell'ottobre del 2022 si è insediato il governo guidato da Giorgia Meloni.

È per tutte queste ragioni che - seppure con la consapevolezza di quanto il test sia marginale - a Palazzo Chigi si guarda con soddisfazione al risultato della Basilicata. Perché - spiega un ministro di Fratelli d'Italia - è la conferma di una tendenza e pure della bontà della strategia della pacificazione fortemente voluta da Meloni in queste ultime settimane. Durante le quali i partiti del centrodestra hanno decisamente silenziato qualunque motivo di tensione. Al punto che pure il tira e molla tra Lega e Forza Italia sull'autonomia differenziata - un fronte alquanto divisivo - si è pubblicamente consumato con i guanti di velluto. E con un accordo tra i tre leader: Matteo Salvini avrà il suo ddl Autonomia in Aula alla Camera il 29 aprile, ma il via libera definitivo arriverà solo dopo le Europee; Antonio Tajani incasserà il via libera del Consiglio dei ministri alla separazione delle carriere il 30 aprile (nell'odg del preconsiglio in vista del Cdm di oggi pomeriggio non ve n'è traccia); Meloni vedrà arrivare il premierato nell'Aula del Senato nella settimana tra il 6 e il 12 maggio (stasera gli Affari costituzionali voteranno il mandato al relatore e la parola passerà alla capigruppo).

Non è dunque un caso che nel fare gli auguri a Bardi (prima al telefono e poi pubblicamente), Meloni parli di «vittoria del centrodestra e di tutta la coalizione». Mentre Tajani rivendica legittimamente il buon risultato del suo partito, che non solo esprime il governatore riconfermato ma arriva al 12,5% (a metà delle sezioni scrutinate) contro il 9,4% incassato in Basilicata alle politiche del 2022. «Ha vinto Bardi, ha vinto il candidato di Forza Italia, ha vinto il centrodestra unito», dice il ministro degli Esteri. E sono molti i dirigenti azzurri che sottolineano «l'ottimo risultato» di Fi. D'altra parte, alle Europee si voterà con il proporzionale e non è un mistero per nessuno che Tajani abbia l'ambizione di mettere la freccia e superare la Lega, un'eventualità che ad oggi i sondaggi danno come molto probabile. E il fatto che nelle ultime tre tornate regionali - Sardegna, Abruzzo e ieri Basilicata - Forza Italia si sia sempre piazzata sopra il Carroccio inizia ad essere un segnale non trascurabile. «Grande soddisfazione» arriva anche da via Bellerio. Con Salvini che si affida a «fonti della Lega» per elogiare «l'ennesimo largo successo del centrodestra unito».

Ma da oggi la campagna elettorale si sposterà tutta sulle Europee.

Con Meloni che annuncerà la sua candidatura come capolista domenica a Pescara, chiudendo la conferenza programmatica di Fdi. Che si aprirà venerdì con i ministri Luca Ciriani, Francesco Lollobrigida e Gennaro Sangiuliano.

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