Il mondo di Santoro crolla il virus liberale può farcela

Servizio Pubblico sorpassato da Virus di Porro. Michele se la prende persino con il Fatto di Travaglio

Il mondo di Santoro crolla il virus liberale può farcela

Michele Santoro nell'arena delle chiacchiere politiche in tv è un peso massimo. È uno che nel corpo a corpo non perde mai. Chi lo sfida, chi si trova in contemporanea con lui su un altro canale, sa che è un duello a perdere. Santoro ti calpesta a colpi di share. È l'istituzione vestita da cultura antagonista. È quello che stringe la corona. Questo per anni, decenni. Santoro come una tradizione. Poi accade quello che non ti aspetti. Un giovedì di ottobre Santoro, per la prima volta, viene sconfitto. Servizio pubblico con Bersani in studio fa uno share del 5,16 per cento, Nicola Porro con Renzi segna il 6,9. È caduto un muro.

Meglio dirlo subito. Quello che state leggendo è un chiaro conflitto di interessi. Nicola è il vicedirettore di questo quotidiano. È un amico, un vicino di idee. La questione non è però dire: quanto sei bravo. Non glielo dirò mai. Anzi, mentre parlava Renzi, ho cambiato più volte canale. È altro. È dire: ce la si può fare. Virus è una scommessa. Lo è già nel titolo. Il contagio delle idee. Le idee di Nicola Porro vengono da lontano. È orgogliosamente liberista, liberale, perfino libertario, uno che a vent'anni aveva il poster di Von Hajek in camera (sì, è da malati, ma è fatto così) e il suo eroe letterario è John Galt. Chi è John Galt? Be', dovete leggervi la Rivolta di Atlante di Ayn Rand e purtroppo non è così facile trovarlo in libreria. Nicola è uno di quelli che da ragazzino faceva le riunioni in una cabina telefonica. Vi ricordate le barzellette sul partito liberale? Ecco, lui c'era. Ecco, questo qui ha battuto per un giorno Santoro. Santoro con le grandi masse. Santoro di piazza e di governo. Santoro che probabilmente non si è mai chiesto chi cavolo fosse questo John Galt. E quando parla di libertà pensa più a un Fidel Castro con Cuba libre come logo o al Santo Inquisitore, non certo a Luigi Einaudi, il presidente, l'economista, non il figlio editore e neppure il pianista.

Insomma Porro, e anche Paolo Del Debbio con Quinta colonna, stanno lì a dire che nella politica in tv non ci sono solo il rosso e il nero (rincantucciato). Non ci sono solo Formigli, Bonini e neppure solo Floris. Qualcuno dirà: c'è l'eterno Vespa. Ma Porta a porta è la balena bianca, è la terza camera della Repubblica. È maggioranza, a prescindere. È, come Santoro, l'istituzione. È il noumeno di tutto ciò che è istituzionale. Virus è ramingo. Resta un salotto per gli outsider. È vero che quelli che si vestono da antagonisti sono da anni convinti di vivere in una paradossale dittatura liberale, ma guardiamoci in faccia: dove l'avete vista questa cultura liberale in tv? In quale scantinato stava nascosta? Si diceva, non ci sono liberali adatti per la tv. Ecco, adesso ci sono.

Qualcuno dirà che Virus ha vinto con il doping di Renzi. Non è così. Non basta Renzi, o perlomeno Renzi si è dovuto confrontare con qualcosa di diverso. Si è scontrato sulle tasse con Mario Giordano e con lo stesso Nicola. Ed è già un'altra prospettiva. È facile giocare a fare il libertario con la sinistra. Meno facile è fare il libertario con i liberali. Quelli veri. Perché poi lì devi spiegare come lo vedi lo Stato. Quanto ti fidi. Quanto ti sembra grasso e clientelare. No, la scommessa di Virus è cambiare prospettiva. E questo è già successo. Ora è chiaro che non basta un giovedì d'ottobre per dire che Santoro è ko.

La prossima settimana si riprendersi la rivincita. I pesi massimi si rialzano. Ma è lui stesso a dire che l'era dei talk show è al tramonto. E per Santoro il talk show politico è sinonimo di Michele Santoro. Qualcosa sta cambiando.

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