Presi i picchiatori rossi: "Giusto caricare gli agenti"

Sono attivisti di Cobas, No Tav e centri sociali, uno è egiziano. Gasparri: «Diamolo ad Al Sisi»

Lorenzo Canti, Moustafa Elshennawi e Giorgio Battagliola
Lorenzo Canti, Moustafa Elshennawi e Giorgio Battagliola

Roma Si chiamano Moustafa Elshennawi, Giorgio Battagliola e Lorenzo Canti, quest'ultimo fermato ieri da agenti di polizia e carabinieri a Bologna, i tre giovani che hanno picchiato, sabato scorso a Piacenza, nel corso della manifestazione antifascista, il brigadiere capo Luca Belvedere. Tutti e tre estremisti di sinistra, abituati a infrangere le norme, a reagire con la violenza alle regole della democrazia. «Vorrei ricordare scriveva sul suo profilo Facebook pochi giorni fa Battagliola, che fa il cuoco al ristorante La Credenza di Bussoleno, in Val Susa, dove è stato arrestato, che la violenza degli agenti in Italia non è nemmeno equiparabile alle botte prese dal carabiniere di Piacenza. Ogni giorno picchiano gente senza mai essere puniti. Se la violenza la subiscono loro allora ecco che partono piagnistei e piovono condanne». E poi la frase più terribile: «Se difendi i fascisti le botte che prendi non sono mai troppe».

È stato lui, secondo gli inquirenti, a colpire ripetutamente con un'asta, probabilmente di metallo, il carabiniere che poi ne è uscito con una spalla rotta, dopo averlo fatto inciampare. Ed è lui che, sempre nel solito post, definisce il ministro Minniti «fascio infame». Un attacco alle istituzioni in piena regola, insomma. Gente abituata a odiare tutto ciò che è legge. Battagliola, che fa parte del centro sociale Askatasuna, non è al suo primo arresto. Tre anni fa fu messo ai domiciliari per aver accerchiato, con altri No Tav come lui, una pattuglia di carabinieri. Allora a un militare dell'Arma disse: «Ti faccio un buco in testa e vi buco la macchina». Ha anche «il foglio di via», come lui stesso si vanta. Moustafa Elshennawi, classe 1995, operaio in un'azienda logistica nel Piacentino, è invece un egiziano residente a Belgioioso, iscritto al Si Cobas di Lodi-Pavia, tanto che in casa sua sarebbe stata recuperata la bandiera del sindacato. Da quanto si apprende è accusato di rapina, in quanto avrebbe occultato il manganello di Belvedere, violenza e minaccia a pubblico ufficiale e lesioni aggravate in concorso. È lui che, si vede bene dal filmato del pestaggio del carabiniere, gli ha preso lo scudo per poi colpirlo ripetutamente e con inaudita violenza. Le indagini sono coordinate dal procuratore Roberto Fontana e condotte dalla Digos e dal nucleo informativo dei Carabinieri. L'ultimo arresto, ieri mattina, dopo giorni di indagini da parte della Polizia di Stato, è stato quello di Lorenzo Canti. Il suo nome circolava da giorni nei circuiti dei social network, forse perché qualcuno lo aveva riconosciuto. Gli avevano erroneamente attribuito un papà avvocato ed esponente del Pd, invece il giovane, modenese, ma residente a Bologna, non ha genitori noti, fa consegne per una pizzeria ed è legato al Collettivo universitario autonomo di quella città. Al momento si sta dando esecuzione alla sua custodia cautelare.

«Chiedo formalmente al ministro Minniti di mettere i sigilli al centro sociale Askatasuna spiega il senatore Maurizio Gasparri (Forza Italia) - perché è un ricettacolo di infezione, violenza e provocazione da cui sono partiti decine di No Tav che negli anni

hanno ferito poliziotti e carabinieri nei boschi piemontesi e da cui so che proviene uno degli aggressori. Quanto all'egiziano fermato, rimandiamolo in Egitto, dove sono certo Al Sisi potrebbe dargli la giusta punizione».

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