Primo round di colloqui ma la guerra continua. Mosca chiede la Crimea e un'Ucraina neutrale

Le parole che lasciano un barlume di speranza le pronuncia il capo-negoziatore russo Vladimir Medinsky alla fine di tre round di colloqui

Primo round di colloqui ma la guerra continua. Mosca chiede la Crimea e un'Ucraina neutrale

Le parole che lasciano un barlume di speranza le pronuncia il capo-negoziatore russo Vladimir Medinsky alla fine di tre round di colloqui, durati quasi cinque ore e interrotti da due pause, una delle quali per un momento era sembrata la fine della trattativa. «Abbiamo trovato alcuni punti su cui è possibile trovare un terreno comune». Parole confermate da Leonid Slutsky, uno dei componenti della delegazione russa: «Ci sono punti su cui si possono fare progressi». Al quinto giorno di guerra russa in Ucraina, mentre bombe a grappolo cadono sulle abitazioni civili di Kharkik, Kiev resiste e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky firma la richiesta ufficiale di adesione all'Unione europea, le notizie più attese arrivano dal confine con la Bielorussia, dove la delegazione ucraina e quella russa si sono incontrate per tentare un negoziato nella regione di Gomel, luogo in cui fu siglato il protocollo di Minsk per mettere fine alla guerra in Ucraina del 2014.

Quattro rappresentanti da una parte (quella russa) e cinque dall'altra, a fare gli onori di casa il ministro degli Esteri bielorusso Vladimir Makei, che invita i delegati a «sentirsi al sicuro». Ma Mosca non invia alcun ministro, solo vice, segno che non è la diplomazia di primo rango a muoversi, mentre l'Ucraina sceglie come emissario il ministro della Difesa Oleksiy Reznikov, simbolo del Paese in guerra, e il Jerusalem Post scrive che l'oligarca russo Roman Abramovich, di casa a Londra, sarebbe al confine, chiamato dagli ucraini per la mediazione.

La buona novella è che il tavolo non è saltato, anzi ci sarà nei prossimi giorni un secondo round di negoziati al confine tra Polonia e Bielorussia. Suona come l'inizio di un possibile dialogo. Ma il cessate-il-fuoco non c'è e le sirene che annunciano i bombardamenti riprendono a suonare a Kiev appena chiusi i negoziati. Che il quadro sia meno roseo di quello dipinto dalle dichiarazioni russe lo si capisce dal consigliere della presidenza ucraina, Mykhailo Podolyak: i negoziati - twitta - sono stati «difficili» e la posizione russa «estremamente parziale».

La realtà è che la distanza fra Kiev e Mosca è ancora grande e pare incolmabile. Lo si comprende quando il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente russo Vladimir Putin si sentono al telefono, mentre le trattative sono ancora in corso al confine bielorusso. Sul tavolo, Putin torna a porre le sue condizioni: riconoscimento della sovranità russa della Crimea e demilitarizzazione e denazificazione dell'Ucraina, che deve diventare neutrale. Macron pensa invece alla crisi umanitaria. Il presidente francese e presidente di turno dell'Ue ha chiesto a Putin che «cessino i bombardamenti contro civili e abitazioni, che siano preservate tutte le infrastrutture civili e siano garantite le principali strade, in particolare quella del sud di Kiev». Il presidente russo «si è impegnato a sospenderli», spiegano dall'Eliseo. Ma la guerra, in realtà, continua a fare il suo corso.

Le vere condizioni per l'Ucraina le aveva messe sul tavolo già il presidente Zelensky, ricordandole prima dell'incontro: cessate-il-fuoco immediato e ritiro delle truppe russe, ma soprattutto la difesa più generale del principio imprescindibile dell'integrità territoriale dell'Ucraina. La distanza fra le parti è evidente anche nelle dichiarazioni delle due delegazioni. I russi parlano di possibilità di progressi e sembrano soddisfatti: «La cosa più importante è che abbiamo concordato di continuare il processo negoziale e il prossimo incontro avverrà nei prossimi giorni al confine polacco-bielorusso. C'è un accordo», spiega Medinsky. Più cauti e pessimisti gli ucraini, obiettivi dell'operazione militare di Mosca: «I russi, purtroppo, hanno ancora un punto di vista molto prevenuto del processo distruttivo che hanno lanciato», dice Mykhailo Podolyak, consigliere di Zelensky. Il clima generale è ancora tesissimo e in Ucraina si combatte. Si spara e si continuerà a bombardare ancora fino al prossimo round di colloqui, a giorni.

Il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba si appella direttamente ai cittadini russi chiedendo che si mobilitino contro l'invasione. «Non otterrete che migliaia di bare e impoverimento. Potete ancora fermare Putin e chiedere che la guerra venga fermata».

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