Ruby in Aula: "Io marchiata da prostituta dalla Procura"

La versione di Ruby è sempre stata la stessa, non è mai stata ritrattata, modificata, smentita da altre testimonianze

Ruby in Aula: "Io marchiata da prostituta dalla Procura"

La versione di Ruby è sempre stata la stessa, non è mai stata ritrattata, modificata, smentita da altre testimonianze: «Non ho mai avuto rapporti sessuali con Silvio Berlusconi». Su questo punto ieri gli avvocati difensori di Kharima el Mahroug (nel tondo), la giovane marocchina il cui fermo nel 2011 diede il via all'inchiesta sulle feste di Arcore, hanno puntato per chiedere l'assoluzione della ragazza dall'accusa di falsa testimonianza e corruzione in atti giudiziari.

Il processo è ormai agli sgoccioli. La Procura ha fatto le sue richieste di condanna (cinque anni per la Mahroug, sei per il Cavaliere), il prossimo 17 gli avvocati di Berlusconi chiuderanno le arringhe. Ieri tocca a Paola Boccardi e Jacopo Pensa, difensori di Kharima. A sorpresa, accanto a loro si materializza in aula l'imputata: trentenne, elegante, apparentemente serena. I difensori affrontano il lato tecnico, concreto delle accuse mosse dalla Procura di Milano: spiegano che «anche se» la ragazza avesse preso dal Cavaliere i milioni di cui parla in un appunto, non vi sarebbe reato, perché allora non era testimone in nessun processo. Accanto, i legali mettono sotto accusa il trattamento cui Kharima è stata trattata dai magistrati di Milano, «marchiata» come una prostituta, sommersa di «domande intime, inopportune», solo al fine di «curiosità». Dice Jacopo Pensa: «A Ruby chiesero lei ha fatto sesso con Berlusconi, lei ha preso soldi per mentire?. Ma che domande sono queste? Poste a una donna appena diventata maggiorenne, io quando ho letto queste domande sono rimasto di stucco».

Kharima, all'uscita: «Per me è stata una giornata veramente emozionante - ha spiegato al termine dell'arringa - è la prima volta che mi sento difesa, non mi sono mai sentita davvero difesa, neanche ai tempi quando ero una vittima». E poi: «L'augurio che mi faccio è che questa vicenda sia chiusa il prima possibile, perché è stato un grande incubo, e di riavere indietro la mia vita».

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