Dal ruolo di D'Alema ai contratti miliardari: i buchi neri di Profumo

L'ad di Leonardo al Senato resta evasivo. "Gli affari in Colombia? Un'opportunità"

Dal ruolo di D'Alema ai contratti miliardari: i buchi neri di Profumo

«Sono certo che emergerà la totale correttezza dei nostri comportamenti». L'amministratore delegato di Leonardo Alessandro Profumo parla per la prima volta del caso Colombia. In commissione Difesa al Senato prova a dare conto del perché Massimo D'Alema trattasse la vendita di aerei militari M-346 della società partecipata dallo Stato. Prova, appunto. Perché l'audizione flash lascia aperti quasi tutti gli interrogativi di questa storia. A partire dal perché D'Alema, se non aveva «alcun mandato formale o informale», come ha ammesso lo stesso Profumo, si dava da fare per vendere aerei di Leonardo, oltre che le navi di Fincantieri. Due affari da 4 miliardi, 80 milioni il premio delle mediazioni.

L'ex premier, «in relazione alla sua storia istituzionale ha prospettato a Leonardo le opportunità - ha detto Profumo - ma ha fin da subito ha chiarito che sarebbe rimasto del tutto estraneo alle future eventuali attività di intermediazione nei nostri confronti. E solo sulla base di questa assunzione l'azienda ha avviato le previste attività di verifica delle fattibilità di queste opportunità». Eppure D'Alema, registrato a sua insaputa in una telefonata con un colombiano, mostrava un forte interesse rispetto al possibile premio: «Noi stiamo lavorando perché siamo stupidi? No, perché siamo convinti che alla fine riceveremo tutti noi 80 milioni di euro». E rivendicava di aver ottenuto «condizioni straordinarie» per l'intermediazione, «il 2% del business senza un tetto». Senza cioè una soglia massima che di solito c'è in questo tipo di contratti. Aveva anche indicato il soggetto a cui Leonardo avrebbe dovuto affidare la promozione commerciale, lo studio legale Robert Allen Law di Miami: «Tutti i compensi che Allen riceverà... saranno suddivisi al 50 per cento con la parte colombiana ... divideremo tutto». E in effetti Leonardo era arrivata a un passo da formalizzare quel contratto con Allen, proprio alle condizioni di cui parlava D'Alema, 2% senza tetto. Per Profumo quelle condizioni erano compatibili con il prestigio dell'affare: «Quel mercato per noi rappresentava un'opportunità assolutamente nuova, ha un valore oggettivo che va opportunamente valutato e remunerato».

L'ad spiega anche perché non si è passati dalla società Aviatek, che era già partner di Leonardo per la vendita degli M-346 alla Colombia a condizioni meno vantaggiose rispetto a quelle di Allen, a partire da un tetto massimo di 10 milioni: «Era un'opportunità di un livello» inferiore, dice. Cioè meno aerei da vendere. In ogni caso tutto è stato valutato »dalla direzione commerciale Leonardo senza il coinvolgimento dell'ad», dunque il suo. Profumo prende le distanze dai passaggi operativi della vicenda, ma ammette di aver partecipato alla nota video call che doveva tenersi con D'Alema e con il ministro della Difesa colombiano che poi non si è presentato: «Ero però nel mio ufficio non in quello del presidente». Quanto allo studio Allen, «abbiamo effettuato una valutazione a cui io sono estraneo. È stata avviata un'interlocuzione per verificare tutti gli elementi, ma non siamo arrivati a sottoscrizione contratto». Del resto il caso mediatico era ormai scoppiato. Non solo. Profumo precisa che non c'era un canale istituzionale per l'affare, il cosiddetto «governo-governo». Eppure Leonardo aveva coinvolto da tempo il ministero della Difesa.

Per l'azzurro Maurizio Gasparri «le risposte sono state fumose ed evasive, tutte le circostanze rese note in modo incontrovertibile sulla stampa non hanno ricevuto i chiarimenti necessari. I balbettii odierni ci convincono sempre più sulla necessità di andare fino in fondo».

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