
A sinistra si esulta. Ormai resta poco per essere felici. Basta depennare quel nome e quel cognome riportati nei registri di migliaia di comuni italiani oltre un secolo fa. E così è stato: da ieri Benito Mussolini non è più cittadino onorario di Salò. Se ne parlava da sei anni in questa località gardesana che la storia ha eletto a simbolo della Repubblica Sociale Italiana (da qui partivano i dispacci dall'agenzia Stefani tra il 1943 e il 1945), tanto che il caso si è fatto oggetto contundente di scontri politici e di diatribe dentro e fuori i palazzi. Su quella sbiadita firma di uno zelante funzionario di regime impressa il 27 maggio del 1924 si sono consumati infuocati Consigli comunali.
Nel 2019 e nel 2020, quando il comune era guidato da un'amministrazione di colore opposto a quella attuale, ci provò due volte la minoranza. Entrambe le proposte vennero però respinte: è una mozione che «causa tensioni inutili» e «che riaccende l'odio» - furono le motivazioni addotte al niet. Ma il tempo scorre veloce: cinque anni dopo nell'aula del consiglio le parti politiche si sono invertite i posti e il momento si è fatto propizio.
Il click della Storia è scattato all'ora di cena in un blindato palazzo comunale, mentre sul lungolago davanti al municipio sfilavano in segno di dissenso militanti della destra sociale. Chi si aspettava i fuochi d'artificio è rimasto deluso: pochi minuti, una votazione. La maggioranza ottenuta con i voti favorevoli alla mozione del capogruppo di maggioranza Tiberio Evoli e via al prossimo ordine del giorno. Per qualcuno da ieri il borgo sulle sponde del Garda si è liberato del fardello con un importante gesto simbolico, per altri è l'esaltazione dell'anacronismo. Ancora una volta la cittadina è spaccata. La carica simbolica c'è - è indubbio - in questa terra di pioppi e cipressi nella quale si è consumato in diretta il crollo del mondo di Mussolini.
Ma ad interpretare l'altra metà del comune sentimento è Giordano Bruno Guerri, presidente del Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera, a un tiro di schioppo da qui. «Non dico che non abbia senso togliere la cittadinanza a Mussolini, non è sbagliato farlo. Ma ce ne si accorge dopo ottant'anni? È come dire: Noi abbiamo sbagliato, oppure eravamo costretti, e adesso ci redimiamo. È un'iniziativa fuori tempo massimo, questa rimozione che segue la cancel culture senza una seria analisi storica». D'altronde Salò pare vivere nel presente più che nel passato riflesso dalle sue acque lacustri. Esibisce con orgoglio la sua patina vintage rimasta alla «Magnifica Patria» e si fa itinerario storico anziché ridursi a meta gadgettistica di nostalgici. Certo, ogni tanto arriva qualcuno a caccia di busti del duce e di vessilli dell'epoca, ma quello che si dipana tra l'albergo Laurin (che fu sede del Ministero degli Esteri), Villa Amadei (quartier generale del MinCulPop) e il teatro di comizi politici e adunate pare più un pellegrinaggio laico. Gli stessi abitanti di Salò si mostrano circospetti sulla questione, molti liquidano la vicenda facendo spallucce: «È il passato. Questo non cambierà niente».
Nostalgie o realpolitik? Ottant'anni dopo la fine drammatica del fascismo storico ecco, finalmente, i titoli di coda (anche se il duce resta «onorato» in centinaia di comuni italiani compreso il capoluogo, Brescia). Almeno da oggi non sarà più una preoccupazione all'ordine del giorno.
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