"Una squadra di romani per rianimare la Capitale"

Guido Bertolaso, candidato sindaco del centrodestra: "Chi viene da fuori non può entrare in sintonia con la città, neppure i milanesi generosi come Tronca e Gabrielli. Figuriamoci gli incompetenti"

"Una squadra di romani per rianimare la Capitale"

Esce di casa sotto la pioggia a Londra per questa intervista telefonica. La nipotina sta meglio e Guido Bertolaso tornerà a Roma fra poco. Poiché ci conosciamo da una vita risparmierò al lettore lo stucchevole uso del lei.

Bene, il dato è tratto, e sei in ballo.

«Sì, ci ho pensato bene ma è ora e va fatto. Qui, ragazzi, si tratta di Roma, mica di una cittadina di provincia».

Questo lo sappiamo, ma che intendi?

«Intendo che a Roma gli amministratori non sanno neanche dove stanno le fogne. Nel 2008 quando la piena del Tevere portò il barcone a incagliarsi, chiesi di avere la mappa dettagliata delle fogne. Non c'era. A chi lo chiedo dove stanno le fogne? Ai sorci?».

Tu pensi che una città cosmopolita come Roma, antica e universale possa avere anche un sindaco non romano?

«Neanche per sogno. Roma la deve governare chi l'ha vissuta ai giardinetti durante le elementari, chi l'ha vissuta per la vita, chi ce l'ha negli occhi... Ora Roma è commissariata da persone cresciute a Milano o dintorni. Anche il city manager. Per carità, va benissimo. Ma invece no! Non va benissimo per niente perché Tronca e Gabrielli sono milanesi generosi che danno quel che possono, ma non sono di questa città e no la potranno mai capire, entrare in una sintonia intima, quasi indecente. È possibile che fra tre milioni di romani non si possano trovare le persone adatte? Hanno fatto il nuovo direttore generale dell'Atac e pure lui è milanese».

Che effetto ti fa parlare di Roma stando a Londra?

«Londra è bellissima, ma che cosa ha di suo, di antico di perenne? I musei, gli edifici bellissimi, è la città straordinaria che conosciamo e amiamo. Ma vogliamo fare un paragone con Roma?»

Roma è buche, disservizi, indisciplina, rassegnazione...

«E invece è ora che i romani tirino su la testa. Il primo obiettivo che voglio raggiungere è quello di restituire Roma ai romani. I romani sono stati cacciati via, espulsi da processi governati da incompetenti...».

Di destra e di sinistra?

«Sì, di destra e di sinistra. Non è una questione soltanto politica, è proprio l'amore e la competenza che vanno dedicati a Roma per poterle dare avere che merita. E ai suoi cittadini».

Che cosa temi di più?

«Il fuoco amico. Bisogna stare con gli occhi bene aperti e chiudere la stagione del settarismo politico».

Fine della politica?

«Ma no, fine della politica idiota. La politica è amministrare, cercare le soluzioni, trovarle e applicarle. È di destra o di sinistra? Non lo so, dimmi tu».

Come dice il proverbio, ognuno è di estrema destra nel campo delle cose in cui è competente. Andiamo sul pratico: le buche di Roma su cui tutti ci rompiamo l'osso del collo?

«Lì il problema è capire perché ci sono le buche. Le buche ci sono a causa della mancanza di una cabina di regia dei sotto servizi. Arriva Vodafone e scava una buca, arriva l'Acea e fa un'altra buca, arrivano Italgas o Telecom, idem. Nessuno ha pensato a coordinare, ma soltanto a mettere toppe su toppe. È di destra o di sinistra coordinare e fare le cose in modo razionale?».

Tu hai avuto tutti i tuoi guai giudiziari in via di risoluzione, ma che ti hanno trasformato in un bersaglio. Quando hai accettato l'hai messo nel conto?

«Certo. E giro con l'elmetto in testa. Vedrai che tutto sarà perfettamente chiaro e limpido». (Poi annuncia che rinuncerà alla prescrizione, ndr).

E la cultura? Questa parola che ai politici fa portare la mano alla fondina, come diceva Himmler: che farai con la cultura del più vasto bacino culturale del mondo?

«La cultura è stata buttata a mare, anzi a fiume. Scusa: ti ricordi quando è stato l'ultimo concerto di importanza internazionale? L'ultima grande orchestra? Il maestro Muti l'hanno costretto a scappare e si è persa la memoria di qualsiasi evento veramente importante, quegli eventi che si vedono a Londra e a New York e che fanno venire gente dalla Cina. Chi viene dalla Cina per vedere uno spettacolo romano?».

E quindi? Che farai?

«C'è da promuovere tutta la cultura che consiste nei beni culturali che si trovano a Roma e c'è da inventare, creare e svolgere programmi che dettino l'agenda culturale mondiale. Quando a Londra hanno fatto una mostra con un piccolo frammento di Pompei, hanno venduto milioni di biglietti col tutto esaurito».

Be', Pompei non è a Roma.

Ma lo spirito è quello. Per esempio, ecco una cosa che mi ha fatto inc...are: tutti se la sono presa per le statue chiuse nelle casse per non turbare l'ospite islamico. Ma nessuno ha notato che il primo ministro Renzi ha usato come cosa sua i Musei Capitolini che appartengono alla città e non al governo. Non è una meschineria: è che ognuno deve governare e usare ciò che gli compete. E questo si ottiene con il rispetto reciproco, Roma non può essere una sorta di luna-park in cui si invitano le celebrità».

E da che cosa dipende questo atteggiamento, se capisco bene, un po' colonialista dello Stato?

«Dal fatto che ci sono in giro troppe mezze tacche, gente di second'ordine che occupa posti di responsabilità molto più grandi di loro. Ci vuole modestia e competenza. E un amore per Roma, come una vocazione: non puoi venire a fare i sindaco di Roma partendo, che so, da Catanzaro, con tutto il rispetto per i catanzaresi. E tutto finisce in sciatteria, piccole vanità, incompetenza e danni che pagano i romani».

E le immondizie? O meglio: l'immonnezza. Differenziata dura e vera o di pura finzione?

«Sulla differenziata mi trovi preparato. A Napoli sono stato io ad avere risolto la situazione e i risultati sono lì. A Roma faremo anche meglio».

Formerai una squadra importante?

«Gli anni alla Protezione civile mi hanno insegnato sia l'importanza del lavoro collettivo, che delle responsabilità personali. È lì che la buona amministrazione batte le piccole faide politiche: con il lavoro continuo, organizzato, moderno, con le idee e pieno di dedizione per una città di qualità uniche nell'universo, malata e che chiede di essere curata. Se riusciamo.

Saranno prima di tutto i romani a vivere meglio. E a testa alta. Ma anche i cittadini italiani saranno fieri della loro capitale. Adesso scappo che ho la nipotina da coccolare. A presto».

In bocca al lupo. Anzi alla lupa.

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