
Keir Starmer è arrivato alla Casa Bianca con una missione complessa, convincere Donald Trump a non abbandonare Kiev, ma nemmeno l'Europa. Dopo il presidente francese Emmanuel Macron, il premier britannico tenta l'ennesima carta diplomatica con il comandante in capo Usa chiedendo garanzie di sicurezza per una pace duratura in Ucraina in caso di accordo con la Russia, ma allo stesso tempo ringrazia il tycoon per aver «cambiato la rotta» sul dossier, affermando che si può raggiungere «un'intesa storica». E gli consegna un raro invito per una visita da parte di re Carlo. «Vogliamo lavorare con Volodymyr Zelensky, e lavoreremo con Zelensky», replica Trump, definendosi «fiducioso» di raggiungere un accordo di pace. Mentre di Vladimir Putin afferma: «Lo conosco da tempo, non penso che violerà la sua parola» sulla pace. Il presidente americano usa l'espressione «trust but verify», fidarsi ma verificare, divenuta famosa con Ronald Reagan. Poi ribadisce che «abbiamo avuto ottimi colloqui con Mosca e Kiev. Bisogna fare un accordo di pace prima di inviare i peacekeeper». E pur ribadendo che l'adesione dell'Ucraina alla Nato non avverrà, assicura che si lavora affinché il Paese possa riavere più terra possibile.
Sulle accuse al leader di Kiev (che oggi arriva nella capitale Usa) di essere un «dittatore non eletto», invece, risponde semplicemente: «Io ho detto questo?». Centrale nei colloqui anche l'agognata intesa sui minerali, che The Donald definisce un «backstop», una sorta di garanzia per la sicurezza dell'Ucraina. La parola è quella usata da alcuni leader europei, tra cui Macron e Starmer, appunto, per descrivere la garanzia che vorrebbero dagli Stati Uniti per sostenere un contingente di truppe a guida europea. Sul tavolo del faccia a faccia c'erano numerose questioni legate alla «relazione speciale» e alla cooperazione bilaterale tra Washington e Londra (dall'economia allo spazio, passando per l'intelligenza artificiale), ma il nodo del rapporto tra gli alleati rispetto al dossier ucraino era il tema fondamentale. «Voglio una pace duratura e non credo che ciò sia possibile se non c'è un deterrente efficace» per lo zar del Cremlino, dice Starmer ai giornalisti, ripetendo che «il Regno Unito farà la sua parte con gli altri, ma abbiamo bisogno di una rete di sicurezza americana sufficiente a dissuadere Putin dal tornare all'attacco dopo un cessate il fuoco». Secondo quanto ha riferito un alto funzionario della Casa Bianca al Guardian, gli Stati Uniti sono contenti della disponibilità del premier a schierare truppe britanniche per contribuire al mantenimento della pace in Ucraina.
Da Bruxelles, intanto, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, sottolinea che «è stato ottimo parlare con Trump». «Gli Stati Uniti e la Nato stanno diventando più forti - scrive su X - Gli alleati si stanno muovendo rapidamente per investire di più nella difesa. Annunciati grandi aumenti e altri seguiranno. Sull'Ucraina, stanno preparando altri miliardi in aiuti e contributi alle garanzie di sicurezza».
Mosca da parte sua ha escluso, definendo «non negoziabile», la restituzione delle regioni ucraine annesse come parte di un futuro accordo di pace, stabilendo una linea rossa cruciale mentre i funzionari russi e statunitensi si sono incontrati a Istanbul per un nuovo round di colloqui. Affermazioni che il portavoce del ministero degli Esteri ucraino Georgiy Tykhy definisce «ridicole».
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